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14 medici vittime del coronavirus: "Nudi contro il virus"

I medici sono arrabbiati, esasperati e spaventati dal crescere dei contagi "che si sarebbero potuti evitare se solo le istituzioni ci avessero ascoltati", denuncia il presidente della Fnomceo. Sul sito della Federazione il triste elenco dei medici deceduti

Cronaca
Pubblicato il 20 marzo 2020, alle ore 19:01

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14 medici vittime del coronavirus: "Nudi contro il virus"

L’Italia è flagellata dall’epidemia di coronavirus come non mai: il contagio e la morte non risparmiano neanche il personale sanitario che lotta in prima linea senza le adeguate protezioni. “Non possiamo più permettere che i nostri medici, i nostri operatori sanitari, siano mandati a combattere a mani nude contro il virus”, denuncia il presidente della Fnomceo (la Federazione Nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), Filippo Anelli.

Giuseppe Finzi aveva 62 anni, era ematologo e docente all’Università di Parma: un’altra vita stroncata dal coronavirus. Luigi Frusciante, di 71 anni, in pensione da un anno, era medico di base a Como, la stessa città del pneumologo Giuseppe Lanati, di 73 anni, entrambi pensionati ma ancora operativi. Antonino Buttafuoco, un medico di base di Bergamo, è mancato mercoledì, aveva 66 anni. Un giorno prima si è spento Luigi Ablondi, della stessa età. Era epidemiologo, ex direttore generale dell’Ospedale di Crema e direttore della clinica Ancelle di Cremona. Cinque nomi, cinque vittime che la Fnomceo ha aggiunto alla lista dei “medici caduti durante l’epidemia del Covid-19“. Una triste conta che cresce inesorabilmente col passare dei giorni: sul sito della Fnomceo il numero dei medici deceduti viene quotidianamente aggiornato.

Anelli racconta che è dal mese di febbraio la classe medica chiede l’adozione di misure per la messa in sicurezza degli operatori sanitari, non solo per loro stessi ma anche per evitare di essere un “veicolo di contagio del coronavirus verso i pazienti, verso i cittadini più fragili, resi deboli dalle malattie e dall’età avanzata”. “I medici sono arrabbiati, esasperati da questo stillicidio di brutte notizie, spaventati dall’escalation di contagi che si sarebbero potuti prevenire ed evitare se solo le istituzioni ci avessero ascoltati sin da subito“, ha aggiunto. 

Sono 14 i medici che hanno perso la vita dall’inizio della pandemia, ai quali bisogna aggiungere un numero altissimo di operatori sanitari contagiati (circa 3.000, l’8,3% del totale delle persone infettate dal coronavirus). ““Non possiamo più permettere che i nostri medici, i nostri operatori sanitari, siano mandati a combattere a mani nude contro il virus”, esclama Anelli. “E’ una lotta impari”, aggiunge.

Dietro il freddo elenco dei deceduti ci sono le storie di questi uomini e professionisti che sono stati in prima linea a combattere il Covid-19, un nemico che molto probabilmente è stato sottovalutato fin dall’inizio. Come Mario Giovita, 65 anni, originario di Catania, “un esempio di abnegazione e di umanità”, così lo ha descritto il sindaco della città natale. Giovita era medico a Caprino Bergamasco. Il bolognese Marcello Natali (57 anni) era segretario della Fimmg, Federazione dei medici di Medicina generale di Lodi, ma esercitava a Codogno.

Roberto Stella (67 anni), preside dell’Ordine dei Medici di Varese che fino all’ultimo giorno ha ricevuto i suoi pazienti nel suo ambulatorio di Busto Arsizio. Ivano Vezzulli (61 anni), di San Rocco al Porto, era medico presso la cooperativa per disabili “Amicizia” a Codogno, e medico della squadra di calcio giovanile di Piacenza. Franco Galli, di 65 anni, era medico di base a Medole, nel Mantovano. Massimo Borghese (63 anni) era specialista in Otorinolaringoiatria e Foniatria a Napoli; Raffaele Giura (80 anni), ex primario del reparto di Pneumologia a Como; Carlo Zavaritt, ottantenne, era pediatra e neuropsichiatra infantile a Bergamo, e Giuseppe Borghi (64 anni) era medico a Casalpusterlengo.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - I medici e tutto il personale sanitario sono faccia a faccia con il nemico, un virus potente che continua a mietere vittime e seminare il panico. Sono stati i primi a esporsi per cercare di salvare vite, finendo per perdere la loro. È assurdo che debbano lavorare senza tutti gli strumenti di protezione; in alcuni ospedali assistono i pazienti infettati senza maschere e guanti, senza più letti o respiratori disponibili. Per quanto riusciranno ad andare avanti? Sosteniamoli e rispettiamo il loro lavoro stando a casa!

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