Somaliland, 11enne si dà fuoco dopo rilascio del suo stupratore

Nel Somaliland, una ragazzina di 11 anni si è suicidata dandosi fuoco, dopo che la Camera degli Anziani della comunità locale aveva disposto il rilascio dell'uomo che l'aveva brutalmente stuprata.

Somaliland, 11enne si dà fuoco dopo rilascio del suo stupratore

“Sono caduta per terra, e lui mi ha coperto la testa con un cappotto, così le mie urla non si sarebbero sentite”. Questo è il racconto di una bambina di 11 anni, alla quale molti quotidiani hanno attribuito il nome fittizio di Hoodo, brutalmente stuprata da un uomo di 28 anni mentre era impegnata a raccogliere la legna nel Somaliland, uno Stato africano proclamatosi indipendente dalla Somalia nel 1991, sebbene non venga riconosciuto come tale dalla comunità internazionale.

A rendere l’incubo ancora più orribile per la piccola, il fatto che Hoodoo era precedentemente stata sottoposta all’infibulazione, come molte altre donne di quelle regioni dell’Africa. Si tratta di una pratica di mutilazione dei genitali femminili, che consiste nell’asportazione del clitoride e di parte delle grandi labbra, a cui segue una parziale cucitura della vulva, peraltro spesso praticata con mezzi di fortuna (coltelli da cucina, cocci di vetro). In questo modo, ogni rapporto sessuale per la donna diventa una tortura atroce. Nelle regioni della Somalia, si stima che il 98% della popolazione femminile venga sottoposta all’infibulazione.

Ciò ha fatto sì che lo stupro, già incredibilmente traumatico, tanto più per una ragazzina, diventasse un incubo di proporzioni inenarrabili. La madre aveva portato subito Hoodo in ospedale, ma i medici si erano rifiutati di prestarle le cure del caso, in quanto non era stata sporta denuncia alla polizia. In Somalia e nel Somaliland, infatti, le vittime di violenza sessuale vengono spesso discriminate e colpevolizzate. Solo grazie al supporto di ActionAid, un’organizzazione che si occupa del rispetto dei diritti umani e della lotta alla povertà con sede a Johannesburg, Sudafrica, la ragazzina è riuscita ad ottenere un ricovero nella clinica di Borama. Nella quale è stato ha confermato, come se ce ne fosse stato bisogno, l’orribile accaduto.

Da qui, il processo. Lo stupratore venne catturato, ed in primo luogo condannato ad otto anni di prigione, ma in suo soccorso arrivò la Camera degli Anziani della comunità: l’organo ordinò il rilascio dell’uomo, ed il padre di Hoodo accettò in cambio 400 dollari di risarcimento. La piccola, una volta venuta a conoscenza dell’accaduto, già provata dal dolore delle torture, dello stupro e dall’estenuante processo, è definitivamente crollata. A metà Gennaio si è suicidata, dandosi fuoco e bruciandosi viva, piuttosto che continuare a vivere in quelle condizioni.

La polizia locale ha immediatamente archiviato il caso come un incidente. Fine.

Un atterrito Marco de Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia, ha commentato così l’intera vicenda: “Ogni criminale che resta impunito testimonia l’indifferenza delle autorità, degli anziani, dei padri e dei leader religiosi rispetto al dolore delle vittime. Hoodo e le altre donne chiedono giustizia”. Ma la giustizia, in Somaliland, è una faccenda per soli uomini.

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