Russia, il blogger Navalny: “Nemtsov ucciso dal governo”

Nel corso dei funerali di Nemtsov mancava Alexey Navalny, blogger in carcere per aver accusato Putin. Assente anche il Primo Ministro russo. E le coincidenze, riportano la memoria a quel tragico giorno del 1982

Russia, il blogger Navalny: “Nemtsov ucciso dal governo”

Che i contorni del caso Nemtsov fossero poco chiari, lo si era intuito sin dall’inizio. Ma nessuno fino ad oggi era andato al di là dei sospetti, a parte qualche parola mugugnata dagli amici davanti ai microfoni a denti stretti, complice quell’oceano di rabbia che indeboliva i filtri della ragione. Nessuna denuncia chiara tuttavia, sebbene sia di fatto principalmente uno il nome che affiora alla mente di tutti, quando si rievoca l’accaduto a memoria. Così ci ha pensato Alexey Navalny a dare un colpo alla botte. Al cerchio nemmeno una carezza, non è nel suo stile.

E quella botte, enorme, ubiqua ed apparentemente onnisciente, così perlomeno potrebbe presentarsi la sua immagine al cospetto di un comune cittadino, ha i contorni bizantineggianti, austeri ed opprimenti del Cremlino: “Ritengo che Nemtsov sia stato ucciso dai servizi segreti, o da un’organizzazione pro-governativa su ordine delle autorità politiche del Paese”. E l’ovvia associazione va a lui. A quella che è, di fatto l’unica, vera autorità politica della Russia.

Navalny è un noto blogger anti-putiniano, uno dei pochi ad aver trovato il coraggio di esprimere apertamente il proprio pensiero, prendendosi persino la libertà di puntare il dito. Forse l’unico in patria. Putin probabilmente se la ride, ben sapendo, vecchia volpe, che le grida di una formica con nulla in mano non possono certo far tremare le fondamenta del Cremlino. E’ stato peraltro costretto a saltare i funerali di Boris Nemtsov, Alexey Navalny, a causa di una condanna a 15 giorni per disturbo della quiete pubblica in seguito alle sue dichiarazioni. Un provvedimento che ha il sapore di un inquietante ammonimento.

Non bastano infatti i “leciti sospetti” che fanno supporre al complotto governativo, senza però generare un’onda d’urto tale da poter gridare alcunché. Perché sono tutte prove indiziarie: i video “poco nitidi” delle telecamere ad alta definizione, lo spazzaneve provvidenzialmente giunto a coprire la fuga degli assassini, e tutta quella gamma di coincidenze ed analogie che gettano una palpabile ombra di sospetto su tutta la vicenda, ma che non sono in grado di renderla reale, concreta. Tutto sfuma in una rete di collegamenti suggeriti dall’evidenza, ma minuziosamente inficiati dalle circostanze, come una serie di ponti incompleti: è dato intuire a chi appartenga la sagoma sull’altra sponda, ma risulta a conti fatti impossibile raggiungerla. Chapeau.

Tornando ai funerali, a presenziare c’era invece la moglie del blogger, la madre del defunto ex vicepremier Dina Eidman, che ha “festeggiato” oggi, per così dire, i suoi 87 anni, l’ex premier Mikhail Kasyanov, Ilya Iashin, una dei più influenti leader della protesta antiputiniana che avrebbe dovuto avere luogo prima dell’omicidio, e molti altri, la lista è lunga: Mikhail Fridman (proprietario di Alfa Bank), Tatiana Eltsin, figlia dell’ex presidente Boris Eltsin, passato anch’egli a miglior vita, ed il marito della donna, un tempo capo dell’amministrazione del Cremlino.

Non sono mancati i rappresentanti esteri, come Konrad Pawlik, viceministro degli Esteri della Polonia ed il ministro della Lituania Linas Linkevicius, mentre personalità “scomode” a Mosca come il Presidente del Senato polacco Bogdan Borusewicz, e la deputata del Parlamento Europeo Sandra Kalniete sono stati fermati al confine. Il governo russo ha accuratamente selezionato la lista di chi era autorizzato a partecipare al funerale, e chi invece non era affatto gradito in territorio russo. “Un affronto non lasciare entrare gli europarlamentari in Russia”, ha tuonato Schulz. Dal Cremlino, immaginiamo un’altra risata. Nel complesso, in migliaia hanno voluto partecipare, per dare l’ultimo saluto a colui che è già diventato un’icona alla lotta contro la dittatura e la corruzione, da morto forse ancor più che da vivo.

Al funerale mancava però l’altro protagonista della vicenda, Vladimir Putin. Mancava la sua persona s’intende, perché la sua presenza, eterea ed impalpabile, impossibile da esorcizzare, era invece ben più tangibile di quella di chiunque altro abbia fisicamente partecipato all’evento. A volersi esercitare in un qualche volo di puro astrattismo, nell’ambito delle libere associazioni, si potrà pensare Putin mancava così come mancò ai suoi tempi l’on. Giulio Andreotti, in occasione dei funerali del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Coincidenze? Andate a chiederglielo.

“Preferisco andare ai battesimi” fu la risposta di Andreotti a Giampaolo Pansa in quel lontano (eppur vicinissimo) 1982, quando quest’ultimo gli chiese il motivo della sua mancanza alla cerimonia funebre in onore del defunto generale. Chissà quale sarà stata oggi la scusa di Vladimir.

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