Ha dell’incredibile la storia di Emilio Ravagli, un idraulico di Rimini. L’uomo doveva lavorare in un cantiere, ma alla richiesta del documento si è visto spedire una e-mail in cui lo si avvisava dell’esito negativo del durc e lo si invitava a pagare l’esorbitante cifra di 55 centesimi di euro, 37 per lui e 18 per il socio. Dopo un primo momento di ilarità l’uomo è corso a versare questi contributi perchè, ebbene si, minacciavano di far perdere l’appalto alla sua azienda. Ovviamente l’uomo conferma che quanto è stato detto dall’INPS corrisponde a verità, in quanto lui quei soldi non li aveva versati! Però ha voluto comunque segnalare la cosa, vuoi per strappare un sorriso a noi italiani, vuoi comunque per segnalare che un debito così piccolo avrebbe potuto costare così tanto alla sua azienda.
Che cos’è il DURC? Il Documento Unico di Regolarità Contributiva è un certificato che attesta la regolarità contributiva di un’impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi, nonché in tutti gli obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di Inps, Inail e Casse Edili. Questo documento è necessario per tutti i subappalti e gli appalti di lavori pubblici, per le attestazioni SOA e anche per i lavori eseguiti da privati i quali sono soggetti alla DIA o al rilascio della concessione edilizia. Se in seguito alla richiesta esso da esito negativo, cioè in pratica se il richiedente deve qualcosa a INPS, Casse Edili o INAIL, essi possono rivalersi contro di lui tramite agenzie di recupero credito. Inoltre nel caso di lavori privati l’impresa subirà la sospensione relativa al titolo abitativo che risulta essere connesso alle DIA o alla concessione edilizia, e inoltre non potrà avere l’attestazione da parte delle SOA. Nei lavori pubblici l’impresa perderà l’appalto, non potrà stipulare contratti sia di appalto o subappalto e non avrà diritto al pagamento delle liquidazioni finali o dei SAL.
L’INPS non è nuova a queste vicende. Già un anno e mezzo fa avanzò richiesta per avere un euro da un pensionato riminese. Quella vicenda si concluse con le dimissioni dell’allora direttore della sede di Rimini. Chi si prenderà le colpe questa volta?