Isis: il boia dei 21 egiziani sarebbe americano

Secondo un'indiscrezione lanciata dal NY Post, che cita un graduato dell'esercito statunitense, il boia dei 21 egiziani sarebbe americano. Gli analisti stanno ancora esaminando i filmati, per capire se questa teoria possa venire confermata

Isis: il boia dei 21 egiziani sarebbe americano

Secondo fonti vicine all’intelligence degli Stati Uniti, sarebbe americano il terrorista che ha condotto l’esecuzione dei 21 egiziani copti in Libia. L’indiscrezione è stata lanciata dal New York Post, che cita come fonte un ufficiale dell’esercito americano mantenutosi nell’anonimato per tutelare la propria figura, ma ritenuto affidabile dal noto quotidiano statunitense. Gli esperti dei servizi segreti “Stanno tuttora cercando di analizzare i connotati facciali ed il modo di parlare del terrorista-avrebbe dichiarato il militare-e a me suonava americano”. Teoria avvalorata anche da Erik Thomas, professore esperto di linguistica e docente dell’Università Statale della Carolina del Nord, il quale ha dichiarato ad ABC News che, basandosi sulla pronuncia delle parole: “Suona americano”.

E’ invece di diverso avviso un altro esperto di linguistica, che al contrario di Erik Thomas ha fatto specifica richiesta di non venire menzionato, il quale-stando a quanto riportato dal NY Post-suppone che il boia dell’Isis potrebbe invece essere un arabo che avrebbe trascorso molto tempo negli Stati Uniti, al fine di imparare non solo la lingua, ma anche la modulazione vocale necessaria a farsi spacciare per un cittadino madrelingua.

L’ufficiale dell’esercito, nel corso dell’intervista, avrebbe poi continuato dicendo che: “Sappiamo che stanno cercando di reclutare altri americani, utilizzando qualcuno con una voce chiaramente americana infatti, contano sul fatto di poter entrare nelle menti degli americani, e renderli nervosi ed impauriti”. Ancora secondo questa fonte dell’esercito, sarebbero circa 3000 gli occidentali impegnati nei combattimenti in Siria ed in Iraq a fianco dei fondamentalisti islamici, e 150 di loro sarebbero proprio americani che avrebbero scelto di unirsi a varie organizzazioni terroristiche.

Il graduato dell’esercito statunitense chiosa infine, in relazione ad eventuali minacce interne: “Non c’è niente che amerebbero di più che vedere uno di questi americani convertiti tornare negli Stati Uniti, con un passaporto americano, e creare terrore fino a far perdere il sonno all’intera nazione”. Nulla infatti, si sa, spaventa gli americani più della possibilità di un reale pericolo in seno al proprio Paese.

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