La guardia di finanza di Roma ha denunciato 36 piloti italiani perché ha accertato che in Italia risultavano in cassa integrazione e percepivano dall’Inps un’indennità fra i 3 e gli 11 mila euro mensili, mentre all’estero lavoravano per altre compagnie aeree incassando uno stipendio tra i 13 e i 15 mila euro. Le Fiamme gialle stanno, inoltre, analizzando la posizione di circa un migliaio di persone e l’inchiesta è ancora in corso per capire se vi sono altri piloti che hanno la stessa situazione.
Le indagini hanno portato alla luce una truffa ai danni dello Stato per 7 milioni e mezzo di euro: i 36 piloti italiani, che hanno varie esperienze di volo sugli aerei di linea, percepivano l’indennità dall’Inps perché erano stati messi in cassa integrazione e in mobilità e quindi erano ritenuti disoccupati. Non solo, per percepire ancora l’indennità non avevano neanche comunicato il nuovo lavoro che svolgevano all’Inps.
La guardia di finanza ha avviato le indagini attraverso un sospetto lasciato da un pilota in cassa integrazione, che era al servizio di una scuola di volo di Roma, e le indagini si sono così allargate agli altri piloti. La truffa è stata individuata grazie all’incrocio dei dati forniti dall’Inps con le informazioni date dalle compagnie straniere che operano in Italia.
Gli accertamenti hanno permesso di verificare che oltre all’indennità i piloti incassavano uno stipendio regolare, che corrispondeva alla somma mensile tra i 13 mila e i 15 mila euro, in base all’esperienza del pilota e alla qualifica. Oltre al contratto c’erano anche una serie di vantaggi di cui il pilota poteva usufruire. La conseguenza immediata della scoperta fatta dalla guardia di finanza ha portato la sospensione dell’indennità da parte dell’Inps, e ha inoltre avviato le pratiche per recuperare il maltolto. Inoltre, i 36 piloti sono stati denunciati all’autorità giudiziaria e alla Corte dei Conti.
Un’altra cosa che ha accertato la guardia di finanza durante i controlli è stata la forte evasione di quella che si chiama “imposta sul lusso”, la tassa introdotta da Monti nel 2012 e che riguarda gli aerotaxi. Un’indagine sullo scalo di Ciampino ha evidenziato che almeno venti società hanno evaso la tassa, e che le somme pagate dai passeggeri le intascavano i vettori che non le versavano al fisco.