I padrini di Cosa nostra avevano pensato di riorganizzare le famiglie di Palermo, compreso gli affari e le alleanze. Come luogo di ritrovo avevano preso di mira i migliori ristoranti della città, soprattutto nei giorni di chiusura, come accadeva vent’anni fa, ma per non destare sospetti avevano deciso di riunirsi in un ristorante più sicuro, gestito da alcuni prestanome. Questo locale fino a qualche tempo fa si chiamava “Il Bucatino”, e aveva sede vicino al famoso Teatro Politeama: una cucina siciliana doc, con ottime recensioni anche su “Tripadvisor”. Quando però i boss sono stati arrestati il proprietario del locale ha cambiato nome, e lo ha chiamato “Cucì”, che in siciliano vuole dire “cugino”.
Il ristorante era sempre tenuto sotto controllo e infatti gli accertamenti del Gico del nucleo di polizia tributaria hanno confermato che a gestire il locale non erano altri che dei prestanome e così la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha emanato un provvedimento di sequestro. Il vero proprietario del ristorante è infatti Maurizio De Santis, che al momento è in carcere per mafia ed estorsione. A gestire il patrimonio di famiglia, quasi 10 milioni di euro fra immobili e società, era il suocero, Luigi Salerno, anche lui condannato a 9 anni per associazione mafiosa. I due gestivano anche un bar tabacchi titolato “Tabacco&caffè”, in via Daita, e il locale “Jazz’n chocolate” in via Giacalone, locali chic della Palermo bene.
Dal rapporto degli investigatori sembra che ancora i nuovi mafiosi non siano riusciti ad organizzarsi, e per la rinascita della Cupola ancora tutto è fermo. Le mangiate si sono ripetute ma l’accordo ancora non è stato trovato, e dopo qualche abbuffata qualcuno non è più tornato al banchetto. Negli ultimi anni tante sono state le mangiate ma diversi i commensali: sono i nuovi mafiosi di Palermo, da Giulio Caporrimo ad Alessandro D’Ambrogio, che si mostrano con il loro fare da gradassi, niente a che vedere con la sobrietà di Bernardo Provenzano, oramai in carcere.