S&P declassa il debito italiano ad un passo dal livello spazzatura

La nota agenzia di rating Standard & Poor's ha deciso di declassare il debito italiano portandolo ad un passo dal livello "spazzatura". Gli analisti del noto istituto si dichiarano pessimisti anche in merito agli effetti del Jobs Act recentemente approvato

S&P declassa il debito italiano ad un passo dal livello spazzatura

Ormai è ufficiale: il rating del debito pubblico italiano è allo stesso livello di quello bulgaro e di quello rumeno. Senza troppi complimenti, la prestigiosa agenzia di rating statunitense Standard & Poor’s ha calato nuovamente la mannaia sul giudizio del nostro debito pubblico portandolo a BBB- nel lungo termine e ad A-2 nel breve.

Appena un gradino al di sopra del livello “junk”, ovvero il livello di rating normalmente assegnato a quei paesi in grave dissesto finanziario che non offrono adeguati margini di sicurezza sulla solvibilità e soprattutto sulla sostenibilità della loro situazione finanziaria. Gli analisti S&P hanno commentato la loro decisione affermando che è stata dettata da numerosi fattori quali la condizione stagnante della nostra economia e soprattutto le scarsa fiducia in una possibile ripresa a breve termine.

Particolarmente duro anche il giudizio nei confronti del recente Jobs Act. Seppure venga accolto come una novità positiva in grado di smuovere e dare vigore ad un mercato del lavoro afflitto ed in piena crisi, gli esperti dell’agenzia nutrono il timore che la nuova legge non sia incisiva quanti basti e soprattutto temono che i decreti attuativi che dovrebbero essere emanati a breve possano di fatto indebolire la struttura di fondo della nuova riforma.

S&P ritiene le stime di crescita del governo troppo ottimistiche soprattutto considerando l’andamento dei consumi privati che continuano a risentire degli alti tassi di disoccupazione (attualmente siamo al massimo storico per quanto riguarda quella giovanile) e l’elevata pressione fiscale (tra le più alte in Europa). A peggiorare lo scenario economico italiano per il prossimo futuro vi sono anche le previsioni di crescita dei nostri principali partner commerciali che dovrebbero risentire anch’essi del pesante clima economico attuale.

Alla decisione dell’agenzia sono seguite le prime reazioni dal mondo della politica. Il governo, per bocca dello stesso primo ministro, pur rimarcando la gravità della situazione, ha sottolineato che quello di S&P è un atto che deve essere inteso come un monito a continuare le riforme già intraprese. Di diverso tono i commenti provenienti dalle opposizioni che sottolineano come il downgrading da parte di S&P sia sostanzialmente una bocciatura senza appello della politica di Renzi.

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