Il quotidiano online Fanpage è riuscito a visionare il documentario The Bibi Files contenente i filmati degli interrogatori legati al processo per corruzione che vede imputato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, accusato di aver incassato costosi regali da ricchi imprenditori in cambio di favori e privilegi.
L’inchiesta giudiziaria era cominciata nel 2016, alimentando proteste da parte dei cittadini israeliani contro il premier di Tel Aviv. Inchieste che Netanyahu aveva cercato di neutralizzare con un disegno legge che mirava ad assoggettare la magistratura, prima che le questioni belliche legate alla Palestina e all’Iran bloccassero l’attività del governo. I video degli interrogatori mostrano una serie di accuse formulate dagli stessi magnati taglieggiati dal premier e da sua moglie, Sara.
I fatti contestati coprono un arco temporale di dieci anni e hanno visto finora centinaia di interrogatori. Dalle audizioni è emerso che i regali più gettonati da Netanyahu e consorte fossero sigari, champagne e gioielli. Beni, questi ultimi due, destinati soprattutto a Sara Netanyahu, amante del lusso e dei calici. Una pratica disonesta che gli si è riversata contro di loro, con uno stuolo di ex collaboratori e ricchi magnati che hanno cominciato a vuotare il sacco nelle aule dei tribunali.
Aule in cui Netanyahu veste i panni dell’imputato. Un imputato importante, consapevole della sua importanza e che sfida i giudici con una serie impressionante di “non so”, “non ricordo”. Lì dove può negare. Dove le cose sono invece innegabili, passa a minimizzare i regali. Risponde con una serie di “forse si o forse no”, “è possibile”, “non me ne occupavo io”. La sua postura tipica dell’arroganza del potere che ripreso dalle telecamere si comporta con autorità, denigrando la polizia che anziché combattere la delinquenza si occupa di questioni di “secondaria importanza”.
I processi a carico di Benjamin Netanyahu sono tre e si stanno svolgendo presso il Tribunale distrettuale di Gerusalemme. Ma vivono di continui rinvii dovuti agli impegni istituzionali del primo ministro e al rischio per la sua sicurezza. Un pericolo causato dallo stato di guerra in cui si trova Israele e che metterebbe a rischio la partecipazione di Netanyahu alle udienze del processo poiché, secondo i servizi segreti, diventerebbe un obiettivo per i suoi sempre più numerosi nemici.
Netanyahu è accusato di corruzione, frode e abuso d’ufficio. Ma nonostante questo ha presentato una richiesta di grazia al presidente israeliano Isaac Herzog. Richiesta caldeggiata anche da Donald Trump che non si è capito cosa c’entri con la giustizia israeliana. Una richiesta di grazia che appare improbabile, sia perché potrebbe arrivare solo dopo una condanna, sia perché la legge israeliana prevede che grazia può essere concessa solo dopo l’ammissione di colpa e rimborso di quanto sottratto.