Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: la tratta delle bianche che preannuncia un altro fallimento

La Commissione Parlamentare d'Inchiesta potrebbe votare il traffico sessual* di minorenni come pista prevalente nel caso Orlandi-Gregori. Si profila all'orizzonte un'altra debacle investigativa

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: la tratta delle bianche che preannuncia un altro fallimento

La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori entra in una nuova fase. I quaranta membri della Bicamerale si preparano a votare un documento che potrebbe aprire ufficialmente la pista della tratta delle bianche. Giungeranno a qualcosa? No. Non giungeranno a nulla. E il motivo è semplice: la tratta delle bianche non è mai stata oggetto di indagini giudiziarie, non ha mai visto fascicoli aperti, mai visto indagati o imputati.

Il giro delle minorenni da destinare al mercato della prostituzione si squalifica da sola. E per un motivo logico. Le giovani reclutate dai criminal* con l’inganno o con il loro consenso, di solito provengono da famiglie disagiate, abitano in quartieri emarginati, vivono in un contesto di povertà. Hanno magari sul groppone anche problematiche legate al consumo di drog* e questo facilita il compito ai criminal*. 

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e altre quattordici ragazzine oggetto di analisi parlamentare sparirono tutte nel centro di Roma, dove probabilmente vivevano. Mirella Gregori abitava in Via Nomentana. Emanuela Orlandi addirittura in Vaticano. E, almeno nei casi delle due studentesse liceali più note, vivevano in famiglie normali, senza particolari problemi economici. Famiglie perbene che non trascuravano l’educazione delle figlie. Risulta davvero difficile che queste ragazzine rappresentassero il target preferito di delinquent* dediti al traffico di minorenni.

Va sottolineato che la narrazione della tratta delle bianche nacque il primo agosto 1983 dopo che la rivista Panorama pubblicò un articolo intitolato: “Emanuela e le altre”. Articolo che parlava di una fantomatica rete criminal* che si occupava di ingaggiare ragazze da trasferire lontano da Roma e venderle al migliore offerente. La copertina di Panorama riportava la foto di Mirella Gregori, scomparsa un mese prima di Emanuela, in udienza dal papa con tutta la scolaresca. Bastò quella foto affinché i sedicenti  rapitori includessero la Gregori nel caso Orlandi, così da dare più peso alla loro mitomania e confondere ancora di più le indagini giudiziarie.

In questo scenario di racconti fantasiosi mai dimostrati da prove reali c’è da sottolineare che il primo a parlare di tratta delle bianche, dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi, fu l’ex agente del Sisde Giulio Gangi, amico dei Meneguzzi, che si presentò a casa Orlandi tre giorni dopo la sparizione di Emanuela. Il pasticciato agente del Sisde, senza nemmeno fare il punto della situazione per capire se questa ragazza fosse stata davvero rapit*, partì subito in quarta, con il suo amico Marino Vulpiani, in un blitz fallito in Via Ottaviano a Roma, dove si pensava fosse reclusa la Orlandi. Ma a parte questo episodio che contribuì parecchio a portare avanti la tesi del rapiment*, la tratta della bianche si tramutò ben presto in una leggenda, con il famoso negozio di moda che si disse fosse dotato di camerini con botole sotto i piedi.

Lo stesso ex generale dei carabinieri Mauro Obinu, audito in Commissione, ha detto che lui sospettava che dietro la scomparsa di Emanuela Orlandi si nascondeva una brutta storia di natura sessual*, che per lui c’entrava la tratta delle bianche. Curioso come Mauro Obinu è lo stesso carabiniere che il 29 agosto 1983, in qualità di capitano, raccolse la confidenza fatta da Andrea Ferraris sul comportamento molest* di Mario Meneguzzi sulla nipote Natalina Orlandi. Confidenza che mise in moto il pm Domenico Sica e le sue indagini su Meneguzzi. Cosa non detta a Palazzo Macuto perché lì sembra che la pista familiare non sia gradita, nonostante sia l’ipotesi  più ovvia quanto scompare un’adolescente senza tanti contatti relazionali e professionali. 

In ogni caso, si resta dubbiosi sulla serietà di questa Commissione che si è sempre detta convinta che il caso Orlandi e il caso Gregori vanno separati e adesso, non solo li ha di nuovo uniti, ma ci ha ficcato dentro altre quattordici ragazzine. Non si tratta più di indagare sul destino di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, ma di allargare il raggio d’azione, prendendo in considerazione adolescenti che hanno avuto in comune tra loro solo la scomparsa. Con il pericolo di generare altra confusione su casi già contrassegnati da pasticci investigativi e inerzie istituzionali. Ed ecco che i commissari parlamentari hanno fatto marcia indietro sostenendo che “non è mai esistita la tratta delle bianche”.

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