Un’operazione di polizia coordinata dalla Procura di Trani ha disarticolato una vera e propria “azienda del crimine” specializzata nei furti e nel riciclaggio di auto tra Cerignola e la provincia di Barletta-Andria-Trani, con quindici persone raggiunte da misure cautelari il 31 marzo 2026. Il caso ha fatto scalpore perché gli investigatori hanno ricostruito un modello organizzativo che ricalcava in tutto e per tutto quello di un’ordinaria impresa: i “ladri-dipendenti” avevano stipendio fisso, turni, un giorno di riposo settimanale e perfino le ferie.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo – composto in larga parte da cerignolani di età compresa tra i 23 e i 56 anni – avrebbe gestito l’intera filiera del furto, dallo “sfilamento” delle vetture in strada alla loro completa demolizione e successiva vendita a pezzi sul mercato nero. Le auto venivano rubate in diversi comuni del nord Barese, tra cui Barletta, Trinitapoli e Andria, per poi essere trasferite in capannoni e depositi nelle campagne tra Cerignola e la BAT, trasformati in veri e propri “cimiteri” di veicoli.
In alcuni casi la banda riusciva a mettere a segno fino a dieci colpi in una sola notte, arrivando a sottrarre fino a sette auto al giorno grazie a più squadre operative che agivano in parallelo. L’organizzazione era rigidamente strutturata: c’era chi si occupava materialmente dei furti, chi individuava e gestiva i garage e i magazzini dove portare le vetture, e chi era addetto allo smontaggio rapido dei mezzi, i cosiddetti “terminator”.
Ogni indagato aveva un ruolo preciso, con margini di crescita interna: alcuni componenti, raccontano gli inquirenti, speravano di “fare carriera” e aumentare il proprio guadagno, e se le prospettive non fossero state soddisfacenti avrebbero valutato il passaggio ad altre bande concorrenti. I “dipendenti” percepivano circa 200 euro al giorno e lavoravano cinque giorni alla settimana, con la domenica libera e periodi di pausa estiva, una scansione del tempo che ricalca quella di molti lavori regolari.
La scoperta di questo sistema è arrivata al termine di un’articolata attività investigativa condotta dalla Squadra mobile della BAT, che ha monitorato per mesi movimenti sospetti e flussi di veicoli, anche sfrutt@ndo i sistemi di lettura automatica delle targhe installati lungo la Statale 16. Tracciando gli spostamenti di un Suv utilizzato per trainare le auto rubate, gli investigatori sono risaliti ai depositi nelle campagne, dove hanno trovato numerose vetture “cannibalizzate” e pezzi pronti per essere immessi sul mercato illecito.
L’indagine, avviata almeno dall’estate 2025, documenta così un modello di crimin@lità seriale che fa leva su competenze tecniche elevate, logistica ben oliata e una gestione quasi manageriale delle risorse umane. Sul piano giudiziario, le quindici persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al furto, al riciclaggio e alla ricettazione di veicoli, con dodici arresti in c@rcere e tre ai domiciliari disposti dal tribunale su richiesta della Procura di Trani.
L’operazione riaccende i riflettori sul “modello Cerignola”, un territorio dove da anni le forze dell’ordine fronteggiano gruppi specializzati nel saccheggio di veicoli e nel commercio di pezzi di ricambio di provenienza illecita, spesso destinati a un mercato che travalica i confini regionali. Allo stesso tempo la vicenda interroga l’opinione pubblica: quando il crimine arriva a imitare così fedelmente le dinamiche aziendali, il confine tra lavoro e illegalità si fa sottile e costringe a ripensare strumenti di prevenzione, controllo del territorio e contrasto alle economie sommerse.