Visite private in ospedale: medico e infermiera arrestati per danno alla sanità pubblica da 52mila euro

Un medico e un’infermiera sono stati arrestati per aver creato un sistema di visite private illegali in ospedale, causando un danno al SSN di 52.000 euro.

Visite private in ospedale: medico e infermiera arrestati per danno alla sanità pubblica da 52mila euro

Un sistema illegale che combinava visite private non autorizzate all’interno di un ospedale pubblico e compensi intascati direttamente dai pazienti è stato scoperto dai Carabinieri del Nas di Lecce. Questa mattina, 31 marzo, un dirigente medico e un’infermiera sono stati posti ai domiciliari su ordine del gip del Tribunale salentino, dopo un’indagine che ha evidenziato un danno al Servizio Sanitario Nazionale stimato in circa 52.000 euro.

L’indagine, avviata nel 2025 nell’ambito del monitoraggio nazionale delle attività libero-professionali intramurarie (ALPI), ha portato alla luce un vero e proprio “CUP parallelo”: secondo i militari, i due indagati utilizzavano locali e macchinari dell’ospedale come se fossero uno studio privato, offrendo prestazioni senza passare per i canali ufficiali di prenotazione. In questo modo, i pazienti riuscivano a evitare le liste d’attesa pubbliche, mentre i compensi delle visite rimanevano nelle tasche dei sanitari invece di alimentare le casse dello Stato.

Il medico, oltre a percepire indebitamente le somme delle visite, avrebbe continuato a ricevere l’indennità di esclusività prevista dal contratto, operando però in regime privato abusivo. L’inchiesta ha quindi ricostruito un meccanismo complesso che combina peculato, truffa aggravata, falso ideologico e accesso abusivo ai sistemi informatici dell’azienda sanitaria. Il danno economico stimato, circa 52.000 euro, rappresenta solo la parte visibile di un fenomeno più ampio che mette a rischio la credibilità e la sostenibilità della sanità pubblica.

Le autorità sottolineano come episodi del genere minino la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario nazionale e penalizzino chi rispetta le regole. Saltare le liste d’attesa tramite canali paralleli non solo costituisce un reato, ma crea un danno concreto ai pazienti che attendono cure secondo i criteri ufficiali e meritocratici. L’inchiesta del Nas di Lecce si inserisce in un filone più ampio di controlli sulle attività libero-professionali intramurarie, finalizzate a garantire trasparenza, sicurezza e rispetto delle normative in tutti gli ospedali italiani. Il caso mette in evidenza quanto sia importante per i cittadini segnalare irregolarità e per le strutture sanitarie rafforzare i controlli interni.

La lotta a sistemi paralleli come il “CUP ombra” non riguarda solo la punizione dei singoli responsabili, ma la protezione dell’intero servizio pubblico e la garanzia che le risorse siano effettivamente destinate a chi ne ha diritto. La vicenda, al di là delle responsabilità individuali, solleva interrogativi su controlli, trasparenza e governance nel settore sanitario, evidenziando come la vigilanza e la legalità siano elementi imprescindibili per la salute pubblica. In sintesi, l’arresto del medico e dell’infermiera a Lecce non è solo un provvedimento giudiziario, ma un campanello d’allarme sull’importanza di tutelare la sanità pubblica e contrastare pratiche illegali che rischiano di minare la fiducia dei cittadini.

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