Napoli nella morsa dell’Epatite A. Sotto accusa i frutti di mare

Le autorità sanitarie tranquillizzano la popolazione negando un'epidemia. Ma i casi salgono e rievocano l'incubo del colera del 1973. Vietata la vendita di prodotti ittici nel locali pubblici.

Napoli nella morsa dell’Epatite A. Sotto accusa i frutti di mare

I casi di Epatite A continuano a salire nella città di Napoli, sollevando allarme e preoccupazioni tra i cittadini che hanno ancora nella mente l’incubo del colera che colpì la città nel 1973. L’ospedale Cotugno, il nosocomio specializzato nella cura delle malattie infettive, ha i reparti pieni di persone colpite da patologie infettive al fegato. 

Le autorità sanitarie cercano di tranquillizzare la popolazione, negando che ci sia un’epidemia in corso, ma il batterio si diffonde con rapidità, causando anche situazioni gravi. Come il caso di un uomo colpito da una insufficienza epatica così seria da rischiare un trapianto di fegato. Un episodio isolato ma che conferma come l’epatite A, per quanto benigna, possa degenerare in situazioni anche più delicate.

La causa sembrerebbe essere il consumo di frutti di mare crudi, raccolti in acque non propriamente incontaminate e messe sul mercato. Frutti di mare raccolti in acque inquinate da scarichi industriali e non depurate adeguatamente. Cozze, soprattutto, le stesse che nel 1973 causarono centinaia di ricoverati e trenta decessi a causa del colera. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha vietato la vendita di frutti di mare negli esercizi pubblici, come ristoranti e pescherie, sanzionando pesantemente i trasgressori con multe fino a ventimila euro. Controlli stringenti anche sulla frutta, soppiantata nella mense scolastiche da confezioni sigillate di purea di mele o pere.

Ma sono i prodotti da mare i più pericolosi e i più attenzionati dai laboratori sanitari. Soprattutto quando tali prodotti, vanto della gastronomia napoletana, vengono consumati senza adeguata cottura. I molluschi marini possono infatti essere pieni di agenti patogeni presenti in acque inquinate. Tali prodotti vanno consumati cotti, in quanto le temperature elevate uccidono i batteri. In caso contrario possono trasmettere l’Epatite A, una patologia infettiva che pur essendo meno grave dell’epatite B o C, B o C, comporta un decorso debilitante, con un impatto che richiede particolare attenzione soprattutto nei soggetti anziani o fragili.

Come ha spiegato Vincenzo Di Sarno, primario del pronto soccorso del polo ospedaliero Cotugno, il pesce e i frutti di mare sono i più pericolosi. Ma vanno attenzionati anche salmone, alici e verdure non lavate correttamente. “Abbiamo ricoverati di tutte le età, dai 14 ai 60 anni”, sottolinea Di Sarno, evidenziando come l’epidemia stia colpendo trasversalmente la popolazione napoletana.

 

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