Un’operazione condotta dai carabinieri tra la periferia orientale di Napoli e l’area vesuviana ha portato all’arresto di una donna di 29 anni, trovata in possesso di una sostanza stupefacente nota come “cocain@a rosa”, dal valore stimato intorno ai 100mila euro. La vicenda ha attirato l’attenzione degli investigatori non solo per l’entità del materiale sequestrato, ma anche per il profilo della persona coinvolta: una giovane madre, incensurata, che viveva con il proprio bambino in un appartamento di dimensioni contenute.
Secondo quanto emerso, l’intervento è stato il risultato di un’attività investigativa articolata, sviluppata sia attraverso controlli sul territorio sia tramite tecniche di monitoraggio digitale. Proprio l’analisi dei movimenti online e delle interazioni sui social avrebbe contribuito a delineare un quadro sospetto, spingendo gli inquirenti ad approfondire la situazione fino al blitz nell’abitazione.
All’interno dell’appartamento, i militari hanno rinvenuto circa 240 grammi della sostanza, oltre a materiale ritenuto utile per il confezionamento e la distribuzione. La giovane avrebbe collaborato con gli investigatori, consegnando spontaneamente quanto in suo possesso e fornendo indicazioni utili per ricostruire parte delle dinamiche legate all’attività illecita. In base alle prime ricostruzioni, la donna avrebbe custodito la sostanza per conto di terzi, occupandosi anche della sua diffusione sul territorio.
Uno degli elementi che ha colpito maggiormente chi indaga è il contesto familiare in cui si svolgevano i fatti. La presenza del figlio piccolo, che viveva con la madre, ha aggiunto un ulteriore livello di complessità alla vicenda. La donna avrebbe spiegato di aver intrapreso questa strada per far fronte alle difficoltà economiche e garantire il sostentamento del bambino, una motivazione che sarà ora valutata nell’ambito del procedimento giudiziario.
Dopo l’arresto, è stata disposta per la 29enne la misura degli arresti domiciliari, che le consente di rimanere nella propria abitazione accanto al figlio. Nel frattempo, le indagini proseguono per individuare eventuali complici e ricostruire l’intera rete dietro la gestione della sostanza sequestrata. Gli investigatori stanno analizzando contatti, comunicazioni e possibili collegamenti con altre persone coinvolte, con l’obiettivo di chiarire ruoli e responsabilità.