Il referendum sulla giustizia si avvicina a grandi passi. Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a decidere se vogliono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, modificando la Costituzione Italiana, o lasciare le cose così come hanno deciso i padri costituenti che ne sapevano più dei cittadini.
Comunque sia, la vigilia della votazione è stata segnata da insulti e accuse tra destra e sinistra. La prima favorevole al Sì e la seconda favorevole al No. La propaganda è fioccata, rasentando l’inverosimile. Al caso Bartolozzi secondo cui se vince il Sì “ci liberiamo della magistratura”, ha fatto seguito il senatore Francesco Zaffini che ha affermato: “Quando caschi davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro”. Una frase sciagurata e priva di rispetto che ha attirato fiumi di critiche.
Dal canto suo, la paladina della destra, Giorgia Meloni, ha fatto il giro dei media amici per sponsorizzare il suo “Sì” a reti unificate. E’ stata ospite da Nicola Porro su Quarta Repubblica per spiegare agli italiani quanto è bella, buona e giusta la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Vecchio cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi che ha usato la politica come scudo per difendersi dai giudici che volevano mandarlo in galera per i suoi affari discutibili. Tanto che la figlia Marina ha detto che se vince il Sì non vince il padre ma vincono gli italiani. Senza spiegare cosa devono temere i comuni cittadini da una magistratura spauracchio del potere.
La premier non si è accontentata dei media sodali, è sbarcata pure sui social network, ospite di Fedez che conduce un Podcast. Lo scopo della puntata era accattivarsi le simpatie dei giovani elettori che molto probabilmente non conoscono nemmeno l’Articolo 1 della Costituzione, ma che vengono chiamati in causa come artefici del loro futuro. Le parole di Meloni hanno lasciato trasparire le sue paure: “Se vince il No non mi dimetto: non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia”, dice la premier, spaventata dall’ipotesi di una sconfitta. “Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema”.
La premier ha dichiarato che il fronte del No cerca “di trasformare la consultazione in un voto contro il governo”, memore di quanto successe nel 2016 con il governo Renzi, caduto dopo aver perso il referendum sulla modifica della Costituzione. Carlo Norbio, le va dietro. L’eventuale vittoria del No “non avrà nessun effetto sul governo”, ha affermato il ministro della giustizia, secondo cui chi non è laureato in Giurisprudenza dovrebbe farsi spiegare il quesito, rivelando implicitamente che si affida il cambio della Costituzione a un popolo a digiuno di leggi. Una riforma che da più parti viene considerata utile solo per agevolare i corrotti e i complici mafiosi.