Emanuela Orlandi, il mistero della tipografia La Piramide e delle fotocopie della ragazza

I manifesti con la foto di Emanuela Orlandi furono stampati da una tipografia indagata per attivismo politico. Dubbi sulle fotocopie della ragazza fatte trovare in Piazza del Parlamento

Emanuela Orlandi, il mistero della tipografia La Piramide e delle fotocopie della ragazza

Non è vero che il caso di Emanuela Orlandi cominciò dopo l’appello del papa del 3 luglio 1983. Il motore propulsore che aprì le porte allo sciacallaggio mediatico intorno alla sparizione della cittadina vaticana partì dopo l’affissione dei manifesti per le vie di Roma, con il numero di telefono di casa Orlandi in bella mostra. 

Chi ebbe l’idea dei manifesti? Pietro Meneguzzi, interrogato dalla Commissione Bicamerale, ha riferito che l’idea fu di suo padre Mario e di suo zio Ercole Orlandi, dietro suggerimento dei servizi segreti. A parte la foto poco somigliante di Emanuela Orlandi e all’omissione del luogo in cui era stata vista l’ultima volta la giovane prima di sparire, cosa non da poco in una metropoli come Roma dove le ragazze non si contano, è strano che i servizi segreti non sapessero che in questo modo avrebbero intossicato le indagini, come lamentarono anche gli inquirenti di quel tempo. 

Comunque sia, c’è da sottolineare che quei manifesti furono stampati dalla tipografia La Piramide srl che il vicecapo del Sisde, Vincenzo Parisi, in una nota al Ministero dell’Interno, definì di proprietà di Mario Meneguzzi. In realtà, stando a quanto dichiarato da Pietro Meneguzzi in Commissione Bicamerale, la tipografia era di suo zio Giuseppe Meneguzzi, fratello di Mario. Una verità sostenuta dal registro delle imprese in cui risulta che La Piramide, costituita nel 1976, nei giorni della scomparsa di Emanuela era amministrata da Armando Meneguzzi, altro fratello di Mario, e solo a partire dal 21 luglio 2009 passò nelle mani di Giuseppe Meneguzzi, il quale gestì la tipografia in società con un certo D’Ausilio Aurea, per poi essere liquidata nel 2020. 

Dagli archivi storici, risulta che Armando Meneguzzi fu interrogato dal pm Severino Santiapichi, lo stesso che indagò anche sull’attentato al papa nel 1981 da parte di Ali Agca, in merito al sequestro di Aldo Moro perché, da quanto si apprende dal sito online Blitz Quotidiano, La Piramide fu sequestrata nel 1979 per aver stampato un periodico vicino all’estrema sinistra che riportava dei dettagli estremamente precisi sul rapimento dello statista democristiano. Premessa l’estraneità di Armando Meneguzzi nel caso Orlandi, è singolare aggiungere come i tre soggetti menzionati sopra, Armando Meneguzzi, Giuseppe Meneguzzi e il socio D’Ausilio Aurea, nel 2021, risultavano essere tra i soci sostenitori dell’Accademia Musicale Alto Lazio. 

Fatta questa precisazione, è importante aggiungere come il pm Domenico Sica aveva notato questa strana combinazione tra la scomparsa di Emanuela Orlandi e le iniziative prese dai Meneguzzi nello stampare tremila manifesti da una tipografia finita nel mirino degli inquirenti. Manifesti che, come era logico aspettarsi, aprirono le porte a un esercito di  approfittarono e testimoni che finirono per intossicare le indagini. Ed è strano che i servizi segreti non sapessero questa cosa e suggerirono agli Orlandi una mossa fatta senza nemmeno consultarsi con la Procura di Roma. 

Perché parliamo di tipografia? Perché il 6 luglio 1983 un anonimo telefonista, dalla voce giovanile e senza inflessioni dialettali, contattò l’Ansa facendo ritrovare in un cestino in Piazza del Parlamento, luogo di lavoro dei Meneguzzi e di Natalina Orlandi, un plico giallo con dentro una fotocopia. Era un unico foglio su cui era riprodotta la tessera di iscrizione alla scuola di musica con la fototessera di Emanuela, una ricevuta datata sei maggio 1983 di un versamento alla scuola di musica di cinquemila lire per la tassa di esame, il numero di telefono di casa Orlandi e una frase di saluto autografa: “Con tanto affetto – la vostra Emanuela”. 

Se adesso è facile ipotizzare che quei documenti potrebbero essere stati riprodotti con una qualsiasi fotocopiatrice, discorso diverso c’è da fare sulla frase “Con tanto affetto – la vostra Emanuela”. Frase che secondo una perizia calligrafica risultava essere stata scritta effettivamente da Emanuela. Ma la novità è che risultavano essere due frasi separate, scritte in tempi diversi e messe insieme tramite un collage meccanico. Un’operazione, come le fotocopie, riproducibile solo da chi possedeva gli strumenti giusti per fare questa operazione. Cioè, una struttura tipografica. 

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