Benevento, presunte irregolarità in un asilo nido: cinque educatrici sotto indagine

Un’indagine della Procura di Benevento ha portato a misure restrittive per cinque educatrici di un asilo nido, dopo la segnalazione di comportamenti ritenuti non adeguati nella gestione di bambini molto piccoli.

Benevento, presunte irregolarità in un asilo nido: cinque educatrici sotto indagine

Un’indagine avviata dalla Procura di Benevento ha acceso i riflettori su quanto sarebbe accaduto all’interno di un asilo nido della città campana, frequentato da bambini molto piccoli, alcuni dei quali ancora nei primi mesi di vita. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento ha disposto nei confronti di cinque educatrici, laiche e religiose, il divieto di dimora, nell’ambito di un procedimento che ipotizza condotte gravi e reiterate nella gestione dei minori affidati alla struttura.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura guidata da Gianfranco Scarfò e condotta dai carabinieri, nasce dalla segnalazione presentata dal rappresentante legale di una cooperativa impegnata nel settore socio-educativo. Da quel momento è stato avviato un lavoro di verifica approfondito, che avrebbe consentito di ricostruire un quadro ritenuto preoccupante dagli inquirenti, soprattutto in considerazione dell’età dei bambini coinvolti, compresa tra i dieci mesi e i tre anni.

Secondo quanto emerso dalle indagini, all’interno dell’asilo si sarebbe instaurato un contesto poco adatto a un ambiente educativo destinato alla prima infanzia. I piccoli sarebbero stati più volte costretti a rimanere fermi sulle sedute o nei passeggini per periodi prolungati, utilizzando anche indumenti o altri accorgimenti per limitarne i movimenti. Una gestione che, sempre secondo gli investigatori, non avrebbe tenuto conto delle normali esigenze di crescita, movimento e scoperta tipiche di questa fascia d’età.

Accanto a queste pratiche, sarebbero stati rilevati comportamenti verbali inappropriati, con espressioni denigratorie riferite all’aspetto, all’abbigliamento o persino al nome dei bambini. Le immagini e le registrazioni acquisite nel corso delle verifiche avrebbero inoltre documentato modalità di intervento fisico ritenute non compatibili con un approccio educativo corretto, oltre a forme di punizione considerate non giustificate e a pressioni esercitate durante i momenti dei pasti e del riposo.

In una nota ufficiale, la Procura ha sottolineato come l’atmosfera all’interno della struttura fosse percepita come negativa dagli stessi bambini. Alcuni di loro, sempre secondo quanto riportato dagli inquirenti, avrebbero mostrato reazioni istintive di chiusura e difesa al semplice avvicinarsi di un’educatrice, un comportamento interpretato come segnale di disagio e malessere emotivo.

Le cinque insegnanti coinvolte, che potranno ora far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune, avrebbero in più occasioni giustificato il loro operato sostenendo di agire per “difendersi” o per mantenere l’ordine in classe, facendo riferimento anche alla difficoltà di gestire bambini molto piccoli, alcuni dei quali non ancora in grado di camminare autonomamente. Una linea difensiva che sarà valutata nel corso del procedimento giudiziario. Il caso ha suscitato forte attenzione non solo a livello locale, ma anche più in generale nel dibattito sull’importanza della vigilanza nei servizi educativi per l’infanzia. Gli asili nido rappresentano spesso il primo contatto dei bambini con una realtà esterna alla famiglia, un luogo che dovrebbe garantire serenità, accoglienza e rispetto dei tempi individuali di ciascun piccolo. Le indagini proseguono e la vicenda resta ora nelle mani della magistratura, che dovrà accertare le responsabilità e fare piena chiarezza su quanto avvenuto. Nel frattempo, il caso riporta al centro dell’attenzione la necessità di controlli costanti, formazione adeguata del personale e strumenti di tutela efficaci, affinché ambienti pensati per crescere e imparare restino davvero spazi sicuri e rispettosi per tutti.

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