Licenziata per un flacone di detersivo da 2,9 euro: la vicenda di Grosseto arriva in tribunale

Una cassiera di Grosseto, licenziata dopo 30 anni per un flacone di detersivo da 2,9 euro preso per sostituire quello rotto, porta il caso in tribunale con l’appoggio dei sindacati.

Licenziata per un flacone di detersivo da 2,9 euro: la vicenda di Grosseto arriva in tribunale

A Grosseto un episodio incredibile porta in tribunale una dipendente storica della catena Pam Panorama. La donna, circa cinquantenne e con un’anzianità di lavoro di circa trent’anni, è stata licenziata per non aver pagato un flacone di detersivo da 2,9 euro, caduto e rotto subito dopo essere stata acquistata.

Secondo quanto ricostruito, la cassiera aveva pagato la prima confezione alla cassa, ma dopo l’incidente, con il consenso del responsabile del punto vendita, aveva preso una nuova confezione dal reparto senza procedere a un secondo pagamento, considerandolo sostitutivo del flacone danneggiato. La direzione del supermercato, tuttavia, ha interpretato l’episodio come un mancato pagamento volontario e ha contestato alla dipendente la violazione disciplinare, arrivando al licenziamento per giusta causa.

La vicenda, avvenuta lo scorso settembre, è rimasta inizialmente nell’ombra, ma ha suscitato grande attenzione dopo essere stata riportata dai media locali e portata all’attenzione della Filcams-Cgil di Grosseto. Sindacati e legali hanno sottolineato come la lavoratrice non avesse precedenti disciplinari e fosse sempre stata un elemento affidabile all’interno dell’azienda. L’episodio mette quindi in luce un contrasto tra il rigore formale dell’azienda e la gestione concreta di situazioni occasionali, in questo caso un flacone di detersivo danneggiato per errore.

Dal racconto della dipendente e dai sindacati emerge che il flacone sostitutivo era stato preso con l’autorizzazione del responsabile del punto vendita, con l’obiettivo anche di evitare rischi di scivolamento per altri clienti a causa della macchia di detersivo sul pavimento. Nonostante questo, la direzione ha mantenuto ferma la propria posizione, ribadendo la giusta causa del licenziamento anche durante un incontro chiarificatore.

L’avvocato della lavoratrice, Paolo Martellucci, sta ora seguendo il caso davanti al giudice del lavoro Giuseppe Grosso, che dovrà pronunciarsi nei prossimi giorni. La vicenda ha suscitato commenti critici sul rapporto tra profitto e rispetto dei lavoratori. Pier Paolo Micci, segretario della Filcams-Cgil di Grosseto, ha definito il licenziamento un episodio di umiliazione ingiustificata, sottolineando come situazioni del genere mettano in secondo piano la tutela dei dipendenti che, in realtà, dovrebbero essere una priorità per qualsiasi azienda. Il caso di Grosseto segue altri episodi analoghi, tra cui i cosiddetti “test del carrello”, che hanno già alimentato il dibattito sull’etica nella gestione dei dipendenti nella grande distribuzione.

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