Un breve video circolato sui social mostra un quattordicenne che, affacciato a un balcone di Taranto nella notte di Capodanno, esplode alcuni colpi e accompagna le immagini con la scritta «Buon anno a tutti tranne agli infami», innescando indignazione pubblica e l’apertura di un’indagine per identificarlo.
Nella notte che ha segnato l’ingresso nel 2026, un filmato di pochi secondi ha immortalato un ragazzo, indicato come quattordicenne, mentre impugna una pistol@ e spar@ alcuni colpi dal balcone di un palazzo in una zona centrale di Taranto. Il video, condiviso inizialmente su Instagram e poi rilanciato da pagine locali come “Taranto è lui”, è accompagnato dalla scritta succitata, caratterizzata da un’espressione dal tono mafioso che ha contribuito ad accendere il dibattito pubblico.
La clip è stata segnalata da utenti che hanno oscurato volto e nome del minore prima di diffonderla, sottolineando come il gesto fosse da condannare e definendo “da pazzi” la normalizzazione di comportamenti del genere tra adolescenti.
Sotto i post si sono moltiplicati commenti che evidenziano la pericolosità di usare @rmi, anche solo presumibilmente a salve, in un contesto residenziale e di festa, e la leggerezza con cui il giovane si sarebbe vantato con i coetanei sui social. Le immagini sono ora al vaglio degli inquirenti, che stanno lavorando per risalire con certezza all’identità del ragazzo e verificare la natura dell’arma utilizzata.
Le autorità stanno raccogliendo elementi dai filmati diffusi online e dalle segnalazioni dei cittadini, nell’ambito di un più ampio monitoraggio degli episodi riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno in città. Il caso si inserisce in una scia di episodi analoghi che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato il Capodanno tarantino, tra spari in aria e immagini condivise sui social come fossero trofei. La giovane età del protagonista e la scelta di associare al video un linguaggio gergale amplificano la preoccupazione per un clima in cui l’emulazione e la ricerca di visibilità online rischiano di normalizzare comportamenti potenzialmente pericolosi.