La vicenda nota come “guerra dei kebab” arriva al suo epilogo giudiziario dopo mesi segnati da una serie di episodi che avevano creato forte turbamento tra Garlasco, Parona e Sannazzaro. Il tribunale di Pavia ha emesso condanne per nove imputati, con un totale di oltre trent’anni complessivi, ponendo fine a un’inchiesta complessa nata dalla denuncia di un imprenditore turco attivo nella ristorazione veloce.
L’uomo aveva segnalato una sequenza di atti di pressione e comportamenti ostili che, secondo gli inquirenti, miravano a condizionare la concorrenza nel settore. Le accuse contestate riguardavano, a vario titolo, richieste indebite, concorrenza scorretta e intimidazioni, tutti elementi che avevano delineato un quadro difficile per diverse attività della zona. La giudice dell’udienza preliminare Daniela Garlaschelli ha pronunciato le condanne attraverso riti abbreviati e patteggiamenti, senza disporre misure detentive immediate per gli imputati.
La famiglia Dinkrut, composta dal padre Sio e dai figli Elia, Olerani ed Ely, ha ottenuto pene più contenute, tra i due e i due anni e otto mesi, dopo aver scelto il patteggiamento. Secondo la ricostruzione della Procura, il gruppo avrebbe avuto un ruolo rilevante nel coordinare pressioni volte a ostacolare l’attività dei concorrenti, creando un clima di costante tensione commerciale.
Condanne della stessa entità sono state inflitte anche a Claudio Piccolo, rappresentato dall’avvocata Manuela Albini, e a due imputati indicati come figure secondarie rispetto al nucleo principale, Salman Algots e Mehlumet Ekingi. Le pene più severe hanno riguardato due cittadini albanesi residenti a Garlasco, Deitan Curri e Tomas Curri, condannati rispettivamente a quattro anni e tre anni e mezzo per la loro partecipazione ad alcuni episodi considerati più gravi nella ricostruzione degli investigatori.
L’indagine aveva preso forma dopo un danneggiamento a un compressore frigorifero in un capannone di Parona, seguito da altri episodi come fori sulle serrande di alcuni locali e pressioni rivolte a dipendenti e operai impegnati in lavori di ristrutturazione. Le verifiche dei carabinieri di Vigevano, tramite appostamenti e intercettazioni, avevano permesso di ricostruire una rete articolata di responsabilità. L’intera operazione aveva coinvolto diverse province, con controlli estesi da Pavia a Novara, Milano e Alessandria, fino all’esecuzione di arresti e perquisizioni.