Sono passati ventitré anni dal 28 settembre 2002, giorno in cui la vita di Maurizio e Luisella Piovanelli cambiò per sempre. La loro figlia Desirée, 14 anni, non fece ritorno a casa e venne trovata senza vita sei giorni dopo in un casolare abbandonato a Leno, in provincia di Brescia. Un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica, ma che per la famiglia resta ancora aperto.
Per il padre, Maurizio, la verità non è mai stata pienamente raggiunta: «Desi merita giustizia, chi doveva pagare non lo ha fatto», ripete con determinazione. Negli anni le indagini hanno portato a diverse condanne. Tre minorenni e un adulto, Giovanni Erra, furono riconosciuti colpevoli e condannati a pene comprese tra 19 e 30 anni di reclusione. Tuttavia, col tempo le sentenze, gli sconti di pena e le archiviazioni hanno lasciato nei familiari un senso di incompiutezza.
Erra, l’unico adulto coinvolto, è destinato a tornare libero entro la fine dell’anno grazie a una riduzione di pena per buona condotta. Una prospettiva che per Maurizio Piovanelli ha un peso relativo, perché ciò che davvero gli preme è che emergano i mandanti e gli eventuali complici mai indagati. Nel 2021 l’inchiesta bis sulla scomparsa di Desirée fu archiviata, un duro colpo per la famiglia.
Eppure Maurizio non ha smesso di insistere su punti che a suo dire sono rimasti in ombra. Uno di questi riguarda una telefonata fatta da un minorenne coinvolto a un adulto subito dopo il delitto: un dettaglio che, se analizzato meglio, avrebbe potuto rivelare la presenza di un mandante. Un altro elemento controverso è il Dna trovato sul giubbino della ragazza, mai analizzato in profondità. Il padre della giovane rifiuta l’idea che quanto accaduto sia stato solo un gesto improvvisato da parte di adolescenti, come hanno stabilito le sentenze.
Per lui si trattò di un sequestro degenerato, inserito in un contesto più ampio che coinvolgerebbe adulti rimasti nell’ombra. Per questo, a 63 anni, continua a rivolgersi ad avvocati e investigatori, cercando spiragli per far riaprire il caso. «Stiamo preparando una nuova mossa – spiega – ma al momento non posso dire nulla. Spero che sia la volta buona». Il ricordo di Desirée rimane vivo, non solo per i genitori ma anche per la comunità di Leno. La ragazza, descritta da chi la conosceva come dolce e solare, rappresenta per il padre il simbolo di una battaglia che non deve fermarsi. Nonostante i tanti momenti di sconforto, Maurizio mantiene viva la speranza che un giorno la giustizia possa dare le risposte che aspetta da oltre due decenni.