Da quando è iniziato il conflitto nello Stato di Khartoum, in Sudan, oltre 3 milioni di persone hanno abbandonato le loro case, danneggiate dagli attacchi, tanto da essere inagibili. L’assenza di acqua e di servizi igienici ha aumentato la diffusione del colera e da gennaio 2025 sono stati segnalati più di 7.700 casi di questa patologia.
A lanciare l’allarme è l’Unicef, che collabora con il Ministero federale della Sanità per assistere coloro che scelgono di fare ritorno nello Stato di Khartoum. E’ stato stimato che nelle località colpite vivono oltre un milione di bambini e il rischio che possono contrarre il colera è altissimo. Gli attacchi alle centrali elettriche nello Stato di Khartoum hanno impedito di erogare l’acqua, incidendo significativamente sull’igiene.
Molte famiglie sono state costrette a raccogliere l’acqua da fonti non sicure, rischiando di ammalarsi di colera e di altre patologie trasmesse dall’acqua contaminata. Solo nel mese di maggio i casi di colera sono cresciuti notevolmente, passando da 90 al giorno a 815 in soli 10 giorni. Ad influire c’è anche la carestia: si stima che sono 26.500 i bambini che hanno una grave malnutrizione, patologia anch’essa letale.
Se questi bambini, già deboli a causa della mancanza di cibo, si ammalano di colera, non possono sopravvivere, a meno che non si interviene in maniera tempestiva. Sheldon Yett, Rappresentante UNICEF per il Sudan, si sta impegnando al massimo per aiutare questi bambini, insieme ad altri partner per garantire loro un’assistenza sanitaria di base, buona alimentazione e acqua pulita, ma anche dei servizi salvavita per assicurare la sopravvivenza ai più vulnerabili.
L’Unicef si sta muovendo assicurando aiuti su più fronti a Khartoum, cercando di ripristinare le infrastrutture idriche essenziali, fornendo prodotti chimici per trattare l’acqua e renderla potabile e un generatore da 1.000 kilovolt-ampere per garantire all’impianto di Al Manara lo svolgimento delle operazioni.