Turni infiniti e rischio burnout: la vita dei soccorritori del 118

La rete dei soccorsi sanitari in emergenza rappresenta una colonna portante del sistema sanitario pubblico, garantendo interventi rapidi e spesso decisivi in situazioni critiche.

Turni infiniti e rischio burnout: la vita dei soccorritori del 118

 Chiamare il 118 è un gesto di fiducia, un modo per contare su un intervento immediato nei momenti di maggiore bisogno. In pochi minuti, un’ambulanza è pronta a raggiungere la scena, con un team di soccorritori qualificati pronto a salvare vite. Ma chi è alla guida di quel mezzo, o chi esegue manovre salvavita sotto pressione, potrebbe trovarsi in un turno massacrante di oltre 12 ore, senza aver ricevuto il giusto riposo o adeguata retribuzione. Dietro l’apparente efficienza del sistema di emergenza-urgenza si cela una realtà che in pochi conoscono.

È quella di lavoratori che, ogni giorno, mettono a rischio la propria salute fisica e mentale per garantire un servizio essenziale. Turni infiniti, straordinari non pagati e l’ombra di alcune organizzazioni poco trasparenti delineano uno scenario preoccupante, dove chi salva vite si ritrova spesso privo di tutele adeguate. Nella puntata odierna di approfondimento, un soccorritore condividerà la sua esperienza, raccontando l’altra faccia del settore dell’emergenza-urgenza. Una testimonianza che getta luce su un mondo complesso, fatto di sacrifici silenziosi e di un sistema che talvolta fatica a riconoscere il valore umano dei suoi operatori.

Un settore al limite del collasso

La realtà dei soccorritori è fatta di chiamate continue, decisioni da prendere in pochi secondi e una pressione costante per salvare vite in situazioni spesso drammatiche. Ma è anche un settore al limite del collasso: il personale è spesso insufficiente, costretto a coprire turni straordinari per sopperire alla mancanza di risorse. Lavorare in queste condizioni, senza il giusto supporto, espone i soccorritori al rischio di esaurimento emotivo e burnout.

L’ombra della poca trasparenza

Un altro aspetto critico è rappresentato dalle gare d’appalto e dalla gestione delle cooperative e società che forniscono i servizi di emergenza. In alcuni casi, l’applicazione di contratti poco chiari o non equi peggiora ulteriormente le condizioni di lavoro, generando un circolo vizioso che influisce negativamente sulla qualità del servizio stesso.

Un appello per il cambiamento

La testimonianza del soccorritore non è solo un grido d’allarme, ma anche un invito a riformare un sistema che rischia di crollare sotto il peso delle sue stesse inefficienze. È necessario garantire ai lavoratori condizioni dignitose, salari equi e un’organizzazione che metta al centro la salute sia dei pazienti sia di chi li assiste. Chiamare il 118 significa sperare e affidarsi a chi è pronto a dare tutto per salvarti. Ma non possiamo ignorare che, per mantenere questo servizio fondamentale, serve proteggere chi è dietro la divisa, chi si alza ogni giorno con il compito di fare la differenza tra la vita e la morte.

Continua a leggere su Fidelity News