Un’altra tragedia si è verificata al largo di Lampedusa: un barcone con circa seicento immigrati è stato intercettato nella zona sud, e pare che a bordo vi siano almeno 19 immigrati morti. Un altro uomo è morto mentre si svolgevano le operazioni di soccorso, e due profughi sono stati trasportati all’ospedale di Palermo. A soccorrere gli immigrati è stato un mercantile che, vista l’emergenza, ha dirottato verso la zona dove c’era il barcone e ha raccolto i profughi. Dalle indagini effettuate dalla polizia, le vittime sarebbero morte all’interno della stiva perché soffocate dalle esalazioni provenienti dal motore del mezzo.
L’allarme sarebbe stato lanciato proprio da lì e a sentirlo sarebbe stato il mercantile greco che si trovava a circa 80 miglia dalla costa di Lampedusa. Quando l’equipaggio del mercantile ha soccorso gli immigrati, la scena dei morti nella stiva è stata a dir poco raccapricciante: gli uomini, morti asfissiati, erano accatastati uno sopra l’altro. L’equipaggio ha provveduto a caricarli sulle motovedette non senza difficoltà. Altri tre uomini, che apparivano in gravi condizioni, sono stati condotti all’ospedale Civico di Palermo e si trovano ora ricoverati nel reparto rianimazione.
Una situazione tragica, che conferma ancora una volta l’emergenza di troncare questi sbarchi in cui spesso molti profughi trovano anche la morte. L’emergenza riguarda anche la loro assistenza, perché adesso gli immigrati saranno divisi nei centri di accoglienza, già affollati e con scarse condizioni igienico sanitarie, che andranno a peggiorare ulteriormente la loro condizione.
La portavoce dell’UNHCR, Carlotta Sami, ha annunciato ai microfoni di RaiNews24:”Ancora una volta a causare le morti sono le esalazioni di monossido di carbonio nella stiva della nave. Le condizioni di questi viaggi sono sempre più pericolose e causano decine di vittime ogni giorno”. La donna ha però assicurato: “Da circa 48 ore si susseguono operazioni ininterrotte di soccorso attraverso mercantili, navi militari e della guardia costiera”. Ancora la situazione è allarmante, e secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite, ad oggi ci sono numerose imbarcazioni ancora in mare. La Sami continua il suo appello e aggiunge: “La maggior parte delle persone è in fuga dalle guerre, si tratta quindi di rifugiati”.