Rifiutato da un campo estivo perché Down. È successo a Danilo, un bambino affetto dalla Sindrome di Down, che non è stato accettato ad un campo estivo per via della sua particolarità.
Il padre non ci sta e denuncia l’accaduto. “Ho lanciato un’iniziativa: pubblichiamo le foto dei nostri bambini, visto che qualcuno ancora crede che possano essere pericolosi” queste le parole di Andrea Mantovani, padre del piccolo Danilo, che accusa il gestore del centro estivo Ottavia di Via delle Canossiane a Roma, di aver rifiutato suo figlio perché affetto da sindrome di Down.
Andrea e la moglie avevano deciso di iscrivere il piccolo ad un centro estivo per bambini dai 4 ai 13 anni. “Il responsabile è un professore delle medie di zona” ha dichiarato il padre, che aveva da subito avvertito il gestore della struttura del fatto che il figlio fosse affetto dalla sindrome di Down, ma aveva anche precisato che “Dany è gestibile, certo ci vuole un po’ di impegno in più anche l’anno scorso lo abbiamo portato ad un centro dove ci fecero i complimenti per il suo comportamento. Certo dava un po’ da fare ma non più di altri”.Insomma, continua Andrea, «questa mattina lo abbiamo portato, lui iper felice… c’era la piscina, il campetto, pallone e minibasket. Sono andato a prenderlo alle 16,30 e ho visto molti bambini, ma solo una ragazza, un assistente e il titolare, un certo Ivano, che mi voleva parlare. Beh, ha detto che era molto dispiaciuto, ma Danilo non poteva frequentare, era difficile da gestire e lui non aveva personale da dedicargli». A quel punto «con un cuore minuscolo» il padre del piccolo ha cercato di capire se, pagando a parte un tutor, Danilo potesse essere ammesso “oppure se potevo metterlo io: la risposta è stata no: “Sai, poi non vorrei che crei problemi agli altri bambini che, tornati a casa, si lamentino di Danilo e magari i genitori portino via i loro figli dal centro».
«A questo punto – prosegue Andrea – ho capito che il problema non era il comportamento di Dany, ma era Dany. Avevano paura di perdere soldi». L’uomo è molto amareggiato per quanto è successo al figlio. «Certo, 15 euro al giorno a bambino per 20-30 bambini sono un capitale. E non possono mica permettere che un bambino “diverso” possa infastidire qualcuno. Ragazzi, ero fuori di me». Ma non basta: «Gli ho chiesto se dovevo pagare il giorno, cosa alla quale non hanno rinunciato: ho dato i 15 euro e non mi hanno fatto nessuna ricevuta (domani tornerò a chiederla), ho ripreso il mio piccolo e le sue cose e me lo sono portato via. Con lui che salutava tutti e diceva ci vediamo domani».
Il centro estivo, però, precisa di non aver mai voluto discriminare il bambino, ma semplicemente di non avere personale adatto. “Il problema è che non abbiamo operatori. Da parte nostra non c’è stata nessuna volontà di discriminare il bambino” ha detto il titolare.
La storia di Danilo, però, sta suscitando parecchie polemiche e tanta indignazione. In rete, in particolare, sono tantissimi coloro che hanno mostrato solidarietà nei confronti di questo bambino e della sua famiglia.