Londra è stata sconvolta nella serata di ieri dal folle gesto di un giovane di soli 19 anni, il quale ha aperto il fuoco a Russell Square, nei pressi del prestigioso British Museum, uccidendo una donna e ferendo altre cinque persone prima di venire arrestato dalla polizia. Gli inquirenti hanno successivamente reso noto che il giovane è affetto da gravi disturbi psichici, ma non è escluso il movente terroristico.
L’unica vittima deceduta, una cittadina inglese di 60 anni, era stata inizialmente soccorsa ma è morta poco dopo l’arrivo dei medici sul luogo dell’attentato. In seguito all’arresto dell’autore della sparatoria, la polizia inglese ha rilasciato un comunicato nel quale è stato spiegato che: “Gli elementi recentemente acquisiti suggeriscono che il disagio mentale sia un fattore significativo dell’accaduto“.
“Tuttavia – hanno precisato gli inquirenti – in questa fase delle indagini ogni ipotesi riguardante il movente è ancora plausibile, e non possiamo escludere quella del terrorismo“. La chiamata al centralino è arrivata alle 22:33 di ieri sera (mercoledì 3 agosto), ed attualmente le indagini sono state affidate alla polizia metropolitana di Londra, con la collaborazione dell’unità antiterrorismo.
Lo spettro degli attentati da parte di foreign fighers dell’Isis ha dunque raggiunto anche la capitale inglese, a prescindere dalle motivazioni che possano avere spinto il 19enne ad aprire il fuoco sulla folla in piazza, prima di venire bloccato e tratto in arresto nove minuti dopo l’inizio della sparatoria.
La paura è stata peraltro intensificata da una coincidenza decisamente funesta: l’area interessata dalla sparatoria è stata la stessa che, il 7 luglio 2005, venne sconvolta dall’esplosione di due bombe azionate da terroristi kamikaze. In quel caso gli attentati di Londra furono attribuiti ad integralisti islamici autonomi, sebbene Al Qaeda avesse tentato di rivendicarne la paternità.