Madre disperata racconta: "Mio figlio ucciso da un mobile IKEA"

La Commissione Consumatori statunitense ha ufficialmente incolpato alcuni mobili IKEA, in seguito alla morte di un bambino di 2 anni avvenuta l'anno scorso. La madre: "Voglio raccontarvi come il mio piccolo, amato bambino ha abbandonato questo mondo"

Madre disperata racconta: "Mio figlio ucciso da un mobile IKEA"

Quest’oggi è stato pubblicato il racconto di una madre statunitense, residente a West Chester (Pennsylvania) il cui figlio di 2 anni è stato ucciso nel 2014 da un mobile dell’IKEA considerato difettoso. La testimonianza della donna è stata pubblicata dopo che la Consumer Product Safety Commission (l’organo deputato a garantire la sicurezza dei prodotti ai consumatori negli Stati Uniti) ha ufficialmente dichiarato il mobile colpevole del delitto.

Nel frattempo IKEA, al centro dello scandalo, si è offerta di fornire gratuitamente dei kit per le riparazioni per 27 milioni di articoli su tutto il suolo statunitense.

La testimonianza di Jaquelyn Collas, madre del piccolo Curren (2 anni), morto l’anno scorso dopo essere stato schiacciato dal mobile, è stata postata su Facebook dalla stessa donna in una pagina dedicata proprio al ricordo del figlio scomparso. “Chi mi conosce, sa quanto amo i miei figli. Sono la mia vita, sono tutto per me. Ed il mio lavoro è di assicurarmi che siano in salute, felici ed al sicuro. Ed in questo ho fallito. So che non dovrei incolparmi per quanto accaduto, ma non riesco a fare altrimenti”.

Jaquelyn ha esordito così sul social network, poco dopo aver ricevuto la notizia che la commissione aveva ritenuto che il mobile non soddisfaceva i criteri di sicurezza richiesti. Una notizia che ha portato la madre a voler condividere la storia di suo figlio su Facebook, ad un anno dalla sua scomparsa.

“Ora vi racconterò la storia di come il mio piccolo, amato bambino ha lasciato questo mondo” ha poi scritto Jaquelyn, spiegando poi che quel giorno fatale si era recata nella cameretta di suo figlio per vestirlo e prepararlo per la colazione, come faceva ogni giorno. Tuttavia quando ha aperto la porta, è avvenuta l’orribile scoperta: “Il comò si era completamente capovolto, e la testa di mio figlio era intrappolata tra il bordo del letto e tutto il peso del mobile, che premeva sul suo collo”.

Jaquelyn ha provato a quel punto a spostare il pesante comò, riuscendoci pur con uno sforzo enorme. A quel punto: “Ho provato a prenderlo in braccio, come facevo di solito. Ma il suo corpo ed il suo collo erano molli. A ripensarci, non so come abbia potuto credere che andasse tutto bene. Penso che fossi in uno stato di negazione totale”.

Dopo essersi costretta suo malgrado ad affrontare la realtà, la ragazza ha prontamente chiamato la polizia, in stato confusionale ed in preda alle convulsioni. Dopo un’accurata indagine, nei giorni scorsi il CPSC ha diramato un comunicato nel quale ha reso noto che: “CPSC e IKEA chiedono con urgenza a tutti i clienti di controllare i loro comò ed i loro cassoni, per assicurarsi che siano opportunamente ancorati alle pareti”.

“I clienti dovrebbero parimenti spostare i mobili non ancorati in un magazzino, o in altre aree che non siano accessibili ai bambini, fino a quando i suddetti mobili non saranno stati opportunamente fissati ai muri”.

Jaquelyn, ad un anno dalla morte del figlio, ha accolto con grande soddisfazione il comunicato: “E’ un grande sospiro di sollievo per me sapere che queste informazioni ora sono note a tutti. Grazie mille, CPSC! Avete salvato tante piccole vite”.

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