Quella del sessismo è una questione particolarmente spinosa e delicata, e la linea che demarca il limite tra cosa possa essere ritenuto sessista e cosa no, viene inevitabilmente tracciata in maniera soggettiva; il che implica che ognuno finisca col trarre le sue conclusioni in maniera arbitraria, interpretando il contesto nel modo che ritiene più opportuno. Tuttavia talvolta capita che alcune situazioni siano così evidenti-sia da una parte, che dall’altra-da lasciar ben poco spazio all’interpretazione.
Sembra essere questo il caso di alcune T-shirt prodotte dalla nota azienda d’abbigliamento Target, che ha deciso di lanciare tra i suoi prodotti una maglietta decisamente provocatrice: si tratta di una T-shirt a tinta unica, sulla quale campeggia la scritta “Trophy”, ovverosia “Trofeo“, destinata ad un pubblico femminile.
Com’è facilmente intuibile, molte associazioni si sono immediatamente indignate di fronte alla trovata dell’azienda, criticando aspramente il prodotto per sessismo. Alcune di esse hanno addirittura argomentato che la maglietta incriminata promuova lo stupro, perpetuando il luogo comune della donna come trofeo da conquistare.
In effetti il messaggio è piuttosto esplicito, ed anche se i capi d’abbigliamento con messaggi provocatori non mancano di certo, fino a quando si tratta di satira su temi come politica o religione le critiche sono generalmente piuttosto contenute; quando si sconfina nel sessismo però, si rischiano reazioni straordinariamente più pesanti.
Una ragazza è arrivata addirittura a lanciare una petizione sul noto sito Change.org, per chiedere alla Target di ritirare tutte le magliette con la scritta “Trofeo” dal mercato. Nella petizione la sua promotrice ha spiegato che, dal suo punto di vista, queste T-shirt suggeriscono che: “Le donne siano solamente oggetti, non esseri umani, da utilizzare per il piacere degli uomini”.
“La parola Trofeo non dovrebbe venire utilizzata per riferirsi ad alcuna persona, uomo o donna che sia, perché non siamo cose, ma esseri umani […] Etichettare una persona come Trofeo significa degradare la sua umanità, oggettivandola come un articolo che può essere comprato, usato e del quale ci si possa sbarazzare a piacimento”.
Dal canto suo la Target ha risposto così alle critiche:
“Non è mai stata nostra intenzione offendere qualcuno, e ci fa sempre piacere ricevere dei feedbacks dai nostri clienti. La maglietta descritta fa parte di una collezione dedicata a fidanzamenti e matrimoni, disponibile nei nostri negozi. La collezione include anche magliette che recitano “Team Sposa”, “Signora” e “Sposa”. Queste T-shirt sono nate come prodotti goliardici e scherzosi, ed abbiamo ricevuto una risposta positiva incredibilmente alta da parte dei nostri clienti”.
L’intenzione dell’azienda non era dunque quella di fare sessismo gratuito, e la versione offerta sembra del tutto verosimile. Nonostante l’uscita evidentemente controversa, infatti, probabilmente la Target ha semplicemente tentato di cavalcare l’onda del “provocatorio ad ogni costo” (d’altronde magliette sulle quali campeggiano scritte come “Dalla non è un cantante, ma un consiglio”, o “Senza T-shirt sono ancora meglio” affollano gli scaffali di molti store, e non hanno mai creato scandali particolari).
D’altronde alla fine, nella logica aziendale, ciò che conta è la risposta del cliente. E se quelle magliette dovessero andare a ruba, confermando la tesi della Target secondo cui risultano essere incredibilmente apprezzate dai consumatori, la petizione contro di esse potrebbe risolversi in un semplice buco nell’acqua.