Continua la scia di violenza dei miliziani dell’Isis, che hanno messo oramai sotto scacco il governo di Baghdad: nonostante gli aiuti offerti dalla Coalizione internazionale mediante i raid strategici, ed il continuo invio di istruttori militari da parte degli Stati Uniti sul suolo iracheno (poco meno di due settimane fa era arrivata la notizia del prossimo invio di altri 500 soldati americani in Iraq, allo scopo di migliorare la preparazione dell’esercito regolare locale), lo Stato Islamico continua a mietere successi ed a terrorizzare la popolazione.
L’ultimo scempio perpetrato dai fanatici islamisti è il rapimento di circa 1.200 bambini nella città di Mosul, in Iraq. Mosul è una delle principali roccaforti dello Stato Islamico, ed è utilizzata dai fondamentalisti sia come base, sia come fonte per il reclutamento coatto delle nuove leve. A denunciare l’opera di rapimento di massa è stato il portavoce del Kurdistan Democratic Party Said Mimousini.
Mimousini ha infatti reso noto che l’Isis “Ha rapito 1.227 bambini, e li ha portati al campo di al-Salamiya allo scopo di addestrarli”. Mediante tecniche di lavaggio del cervello abbinate ad un rigoroso addestramento militare dunque, i fondamentalisti islamici mirano ad assicurarsi future reclute con il rapimento di giovani potenziali leve; ma lo sguardo dello Stato Islamico non è rivolto solamente al futuro.
Per il presente infatti, i fanatici del Califfato hanno già programmato quello che sarà il prossimo atto che dovrà sconvolgere il mondo: la possibile distruzione del sito archeologico di Palmira, in Siria. E’ stato l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) a rendere noto che i membri dell’Isis abbiano minato le rovine della città, spiegando che: “Non sappiamo perché abbiano minato le rovine, se per distruggerle o per impedire l’avanzata dei governativi”.
Il capo dell’Ondus, Rami Adbulrahman, ha spiegato che i miliziani dello Stato Islamico hanno piazzato nel mine nella giornata di ieri: “Le hanno messe anche intorno al teatro romano”, uno degli edifici più famosi dell’intero complesso archeologico. “La città è nelle loro mani-ha confermato Maamoun Abdulkarim, responsabile per i beni culturali della Siria-la situazione è pericolosa”.