Sono centinaia i cristiani scesi in piazza a Faisalabad e Lahore per protestare contro gli attacchi suicidi di ieri a Lahore, in Pakistan, nei quali l’ultimo bilancio parla di almeno 15 persone morte nell’esplosione. Secondo il sito del quotidiano Dawn, che ha riferito la notizia, ci sarebbero stati diversi scontri, soprattutto nella manifestazione di Faisalabad, nella quale circa un centinaio di manifestanti ha ostruito il passaggio di una strada, bruciando diversi pneumatici, e prendendo letteralmente d’assalto un risciò che passava di lì.
Ma anche a Lahore, la città teatro degli scontri, la tensione resta decisamente altissima: nel quartiere di Youhanabad, dove è avvenuta la strage – e dove, ricordiamolo, vi è la più grande comunità cristiana dell’intero Pakistan – le autorità hanno deciso di ridurre le corse della metropolitana, dopo che era avvenuta un’aggressione ad una delle fermate, in mattinata. Ancora a Lahore, giungono notizie di manifestazioni spontanee nei quartieri di Nishtar Colony e Bund.
Numerose anche le donne in piazza, scese a manifestare con un sit-in pacifico che, a detta di una delle dimostranti, “vuole evidenziare il fatto che la comunità cristiana debba vivere in pace”. In seguito alle manifestazioni, ha voluto dire la sua anche Chaudhry Nisar, ministro dell’Interno pakistano, che afferma: “L’unico obiettivo del terrorismo è dividere il paese: noi dobbiamo restare uniti. Il problema non è facile da risolvere, ma lo spazio per i terroristi si è sempre più ridotto“, sottolineando così gli sforzi delle autorità pakistane nei confronti del terrorismo islamico, “costringendo i terroristi a colpire obiettivi facili, come scuole, chiese e moschee sciite”.
Nel commentare i fatti di ieri, invece, il ministro dell’Interno del Pakistan è fermo e deciso nelle sue affermazioni: “L’atto disumano che si è consumato ieri è stato commesso da gente che non appartiene a nessuna religione. Nessuna religione al mondo permette simili azioni“.