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Il progetto Smart Future: la realtà entra nella scuola del futuro

Inaugurato a Milano, il progetto Samsung “Smart Future” che da Roma inizierà a disegnare la scuola del futuro

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 29 novembre 2013, alle ore 13:56

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Il progetto Smart Future: la realtà entra nella scuola del futuro
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Inaugurato a Milano nella seconda classe di una scuola primaria, il progetto Samsung “Smart Future” sbarca a Roma per poi essere inserito in altre 23 classi in 7 regioni entro fine anno.

Si tratta di un progetto innovativo, studiato per portare la realtà informatica nelle scuole. Si sa che in Italia il processo di informatizzazione procede a rilento, quindi l’introduzione di un progetto così innovativo nelle scuole, vuole essere uno stimolo affinché la prossima generazione viva una realtà più coerente con gli altri paesi europei.

È la terza elementare della scuola primaria Enrico Toti di via Cima (quartiere Ortica di Milano) la prima classe interamente digitale di Smart Future, in cui il progetto è partito lo scorso 31 Ottobre. La classe è dotata di tablet per tutti gli alunni, e di una E-Board grazie alla quale l’insegnante può caricare i contenuti delle lezioni, condividerli con gli studenti, realizzare attività di gruppo, effettuare quiz e sondaggi per verificare la comprensione degli studenti. Il tutto permette anche all’insegnante di seguire e guidare le attività degli studenti, con la possibilità di bloccare alcune funzioni dei tablet e addirittura di spegnere tutti i dispositivi in automatico.

La seconda classe ad entrare nel progetto sarà in questi giorni la seconda media della scuola Michelangelo Buonarroti di Roma, con criteri identici a quelli della prima. E di seguito si procederà con le altre 23 classi.

Il progetto è diretto dal Professor Pier Cesare Rivoltella, Professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell’istruzione presso l’Università Cattolica di Milano e Direttore del CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai media, all’Informazione e alla Tecnologia).

Le tecnologie digitali non servono a modificare gli apprendimenti degli studenti” – sostiene Pier Cesare Rivoltella – “Esse, se inserite nella scuola con un corretto processo di guidance, servono a destabilizzare le vecchie pratiche didattiche favorendo l’innovazione e la riduzione del gap di cultura tra scuola e sistema sociale; in questo modo, una scuola più vicina al mondo degli studenti e una didattica più efficace ed aggiornata finiscono per creare le migliori condizioni anche per degli apprendimenti maggiormente significativi”.

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