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Strage Tunisia: ecco l’eroe che si sacrificò salvando la moglie

Stephen Mellor è già stato etichettato come la risposta inglese agli stragisti dell'Isis: sacrificandosi per salvare sua moglie, e facendole scudo dai proiettili con il proprio corpo, l'uomo ha contrapposto al culto della violenza, l'apologia della vita

Esteri
Pubblicato il 1 luglio 2015, alle ore 15:45

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Strage Tunisia: ecco l’eroe che si sacrificò salvando la moglie
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Quello dell’eroe, spesso e volentieri, è un ruolo ingrato: di norma chi viene etichettato come tale chi riesce a compiere imprese straordinarie, trovandosi però a pagare non di rado il prezzo più alto pur di mettere in salvo la vita di altre persone. Ed è proprio questo ciò che è successo a Stephen Mellor, 59enne britannico che si è trovato fatalmente coinvolto nell’attentato di Sousse, in Tunisia, nel quale morirono 38 persone; tra queste, c’era anche lui.

Ma la morte di Stephen non è stata vana: l’indomito 59enne inglese ha infatti risposto in maniera sublime ai terroristi dell’Isis, che considerano eroi coloro che riescono a mietere più vite umane tra i civili, mostrando al mondo intero la vera faccia dell’eroismo: non mediante la sottrazione di una vita, ma tramite il sacrificio della propria affinché un’altra possa proseguire il suo corso.

Stephen si trovava infatti in vacanza proprio a Sousse con sua moglie Cheryl; e quando è scoppiato l’inferno, la coppia si trovava su quella spiaggia insanguinata. La reazione del 59enne all’inizio della sparatoria non è stata però quella di fuggire, bensì quella di proteggere la compagna con la quale aveva deciso di condividere la propria vita. Per questo si è gettato su Cheryl, facendole scudo dai proiettili con il proprio corpo. Un gesto che, seppur sia costato la vita a Stephen, non è stato vano.

Sua moglie infatti è riuscita a sopravvivere all’attentato, grazie al sacrificio del marito: la donna, 55 anni, è stata ricoverata con ferite alle braccia ed alle gambe, ed ha una mano praticamente distrutta. Ma è ancora viva. “C’erano proiettili ovunque-ha poi affermato Cheryl, nel corso di un’intervista riportata dal quotidiano britannico Daily Mirror-E’ stato terrificante. Non dimenticherò mai quel rumore”.

In un istante, quella paradisiaca spiaggia della Tunisia si era trasformata in un orribile girone dantesco: “Le persone urlavano, ma mio marito venne da me e mi disse: <<Stai giù>>. Mi girai, e vidi il fucile puntato contro di me, a non più di 20 passi di distanza. Pensavo che sarei morta”. Ed è proprio a questo punto che Stephen ha deciso istintivamente di fare tutto ciò che fosse in suo potere, pur di salvare sua moglie: “Tutto ciò che riuscivo a vedere era questa figura con un fucile, vestita di nero”.

Poi, la realizzazione del dramma: “Urlavo alle persone di controllare come stava Stephen, qualcuno l’ha fatto ed ha detto che non aveva polso. Ha detto che se n’era andato”. Cheryl è stata poi condotta in ospedale, dove i medici hanno stabilizzato le sue condizioni. Ma le ferite maggiori non sono state quelle inflitte al suo corpo dai proiettili, bensì la perdita di Stephen, con il quale aveva deciso di sposarsi nel 2006: “Questo è un incubo. Stephen era un uomo meraviglioso, era la mia anima gemella”.

Parole rese ancora più strazianti dalla testimonianza di Allen Pembroke, 61enne residente nell’Essex, anche lui in vacanza in Tunisia insieme alla coppia: “Mi sono offerto di riportarla in hotel, ma disse che non voleva lasciare suo marito, sebbene fosse morto […] Sono felice che lei sia sopravvissuta, per la sua famiglia, e triste per suo marito”. Lo stesso Allen ha poi confermato che, se non ci fosse stato Stephen, anche Cheryl sarebbe morta: “Attorno a lei c’erano sei o sette persone, ed erano tutte morte”. Il 59enne, sacrificando sé stesso, ha lasciato tre figli avuti da un precedente matrimonio; ma ha permesso ai due di Cheryl di avere ancora una madre.

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