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Italia: passaporto italiano agli italo-discendenti senza alcun limite

Sono trecentomila gli italo-discendenti in attesa del facile passaporto italiano. Brasile e Venezuela in vetta alle richieste. La Cei: “È più italiano lo straniero nato qui”.

Esteri
Pubblicato il 17 luglio 2017, alle ore 16:20

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Italia: passaporto italiano agli italo-discendenti senza alcun limite
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Ma quanti sono gli italiani? Bella domanda! Ci sono gli italiani sparsi in tutto il mondo pur non avendo mai visto, o visitato per una sola vacanza, l’Italia. Sono i figli di italiani emigrati spesso in cerca di lavoro. Già ne sono stati contati 1.888.223, a cui vanno aggiunti i 160 mila che ne hanno fatto richiesta e sono in attesa. Gli italo-discendenti, un tempo chiamati oriundi, sono tutti coloro che pur essendo nati e risiedendo all’estero hanno almeno un avo di origini italiane.

La richiesta  maggiore di cittadinanza italiana arriva dall’America Latina, in particolare dal Brasile. Ma la cosa che più sorprende, secondo Mario Giro, viceministro agli Esteri è che “La nostra legge è così ampia e tollerante che il numero complessivo delle persone che, potenzialmente, avrebbero diritto a vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana è di 80 milioni. Più degli abitanti odierni della Penisola». I motivi, a parere di Giro, possono essere affettivi “ma soprattutto il tentativo di garantirsi un passaporto europeo in un momento di difficoltà economiche e tensioni politiche e sociali”.

Già nei 2001, ai tempi della crisi economica argentina c’era stato un boom di richieste motivate dai soldi, oggi il bene da salvare è la vita. Pasquale Calligaris, tra i rappresentanti della comunità italiana in Venezuela, fa una sua lettura del fenomeno: il desiderio delle persone, fino alla terza generazione, di tornare in Italia è dettato dalla nostalgia e dalla paura. Soprattutto la paura.

La necessità di ottenere un passaporto italiano non significa che queste persone vogliano tornare in Italia. Gli italo-discendenti venezuelani che sono riusciti a lasciare il paese si sono rifugiati a Panama e a Miami. A cui è seguita a protesta degli Usa: “Queste persone sono sudamericane ma hanno tutte i documenti italiani, ne state concedendo troppi“.  Altre riflessioni sull’argomento nascono dagli studi e ricerche della Fondazione Migrantes della Cei, Delfina Licata: “È più italiano chi è nato all’estero, non parla la nostra lingua, non ha mai visto l’Italia, o un ragazzo che è nato e ha studiato qui?“.

Stesso fenomeno si sta verificando anche in Brasile. A volte, purtroppo, le richieste di cittadinanza sono legate al giro d’affari della criminalità organizzata. A maggio, la polizia ha arrestato nel siracusano sette persone che lavoravano per i faccendieri brasiliani ottenendo facilmente dai Comuni siciliani i documenti necessari per muoversi.

La legge italiana, spiega sempre Giro, permette la cittadinanza anche a chi ha parenti di terza, quarta generazione, non è così in altri paesi europei: “La legge spagnola, ad esempio, è più severa e limita fino al nonno la possibilità di ottenere la cittadinanza di quel Paese“.

Per ottenere la cittadinanza, bisogna provare la parentela attraverso il confronto di documenti che devono indicare l’esatto Comune d’Italia dal quale l’avo era partito. Ed è proprio qui, dove spesso le pratiche si bloccano. Per chi è più fortunato e non trova inceppi ha comunque un tempo d’attesa: l’iter può avere un percorso di dieci anni.

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Cosa ne pensa l’autore

Marilena Carraro - A volte penso che ci dibattiamo, e facciamo bene oggi a farlo, su leggi e regolamenti che valgono "tanto quanto". Valgono "tanto" oggi, tempo in cui i confini e le identità dei Paesi sono ancora abbastanza chiare, nette. Valgono "quanto" le identità. Verrà un giorno in cui, forse, si parlerà una sola lingua o tutti conosceranno le lingue di tutti, il passaporto sparirà ed avremo "cittadinanza mondiale".

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