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Milano detiene il primato per carico fiscale sulle imprese

Il quinto rapporto sulla fiscalità locale stilato da Assolombarda attesta il record meneghino in fatto di tasse su uffici e capannoni. È questa la conclusione a cui è giunta l’indagine che ha coinvolto 250 comuni della regione Lombardia.

Economia e Finanza
Pubblicato il 7 aprile 2017, alle ore 17:46

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Milano detiene il primato per carico fiscale sulle imprese
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Assolombarda – l’associazione degli industriali delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza – ha recentemente pubblicato il suo quinto rapporto sulla fiscalità locale. Oggetto di indagine è stata la pressione tributaria raggiunta in un campione di 250 comuni scelti all’interno delle province gestite dall’associazione stessa. Sono quindi stati analizzati una serie di comuni facenti parte delle aree della città metropolitana di Milano, oltre ai territori di Lodi, di Monza e della Brianza.

Un dato emerge su tutti: la pressione fiscale non cala. C’è però da precisare che, nel 2016, le imposte versate dalle imprese presenti nelle zone mappate sono state pressoché identiche a quelle dell’anno precedente. Il dato altro non è che la conseguenza del tetto imposto con la Legge di Stabilità 2016. Il provvedimento in questione ha di fatto bloccato l’incremento delle aliquote, e del conseguente gettito fiscale.

Lo stallo registrato nel 2016 arriva dopo diversi anni di crescita del peso delle imposte. Dal 2012 al 2015, nelle zone considerate, la pressione fiscale sugli uffici è aumentata del 9,1%, mentre per i capannoni l’incremento si è attestato al 9,6%. Il che vuol dire che, per gli uffici, i contribuenti hanno dovuto versare una cifra aggiuntiva pari mediamente a 646 euro. Nel caso dei capannoni, l’aumento medio è stato addirittura di 3.500 euro.

In questo scenario, Milano svetta per il suo primato negativo. Considerando la tassazione registrata nel periodo 2012-2016, il capoluogo lombardo risulta irraggiungibile per carico fiscale gravante sulle imprese. Imu, Tari, Tasi, oneri di urbanizzazione e addizionali Irpef, comportano un esborso medio pari a 16 mila euro per gli uffici. Nel caso dei capannoni, la cifra lievita raggiungendo quota 61 mila. L’unica nota positiva arriva dalla Tari, che – nel periodo interessato – ha conosciuto una lieve flessione.

Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda Confindustria con delega su credito e finanza, fisco, organizzazione e sviluppo, ha ricordato come sia necessario “rendere il nostro territorio più attrattivo. Milano ha i numeri per competere su scala globale, lo dimostrano le diverse partite che la vedono candidata a ospitare la comunità finanziaria in uscita da Londra e l’Agenzia Europea del Farmaco. Ora occorre un lavoro di squadra per farle fare un ulteriore salto di qualità”.

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Antonio Sorice - Lo diciamo spesso che le tasse soffocano non solo lo sviluppo, ma anche la tanto agognata ripresa. Milano ha le carte in regola per poter competere a livello globale, ma la pressione fiscale risulta essere un vero e proprio freno a mano che continua ad essere tirato non solo nella realtà meneghina, ma anche in quella nazionale. A ciò bisogna aggiungere gli altri cronici mali del nostro Paese, come la mancanza di infrastrutture, l’insufficiente digitalizzazione, e le lungaggini burocratiche. Se si riuscisse a ridurre il loro peso, Milano e l’Italia diventerebbero probabilmente delle realtà più credibili ed attrattive.

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