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Milano: in piazza del Duomo arrivano le palme e i banani di Starbucks

Da alcuni giorni, in piazza del Duomo, sono spuntate le prime palme sponsorizzate da Starbucks, nota catena americana di caffetterie. L’opinione pubblica si è subito divisa tra favorevoli e contrari a quella che, per tre anni, sarà l'oasi tropicale cittadina.

Cronaca
Pubblicato il 17 febbraio 2017, alle ore 19:02

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Milano: in piazza del Duomo arrivano le palme e i banani di Starbucks
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Come annunciato qualche settimana fa dal Comune di Milano, da alcuni giorni una prima serie di palme sta giungendo in piazza del Duomo. L’oasi tropicale che verrà realizzata è figlia di un bando indetto da Palazzo Marino, e vinto da Starbucks, colosso statunitense delle caffetterie.

La società d’oltreoceano aprirà, nei prossimi mesi, il primo store a Milano e, per l’occasione, si è già attivata al fine di sponsorizzare un nuovo angolo verde della città. L’area esotica sarà composta da palme intervallate da banani. Non mancheranno anche arbusti, piante e fiori, che doneranno un look differente alla zona antistante il monumento simbolo della città. L’angolo tropicale finanziato da Starbucks rimarrà in vita solo per tre anni. Per la sua realizzazione, tutti i precedenti alberi presenti in piazza del Duomo sono stati spostati in altre zone di Milano.

Al momento, l’oasi verde è ancora in fase di realizzazione, ed è proprio per tale ragione che per poter esprimere un giudizio obiettivo sul progetto bisognerà attendere la fine dei lavori. Fin da subito, sono stati però in molti a non voler attendere il completamento dell’opera, decidendo di esternare le proprie impressioni su quello che sarà il nuovo volto di piazza del Duomo.

Le opinioni sono alquanto contrastanti. C’è chi apprezza, e chi invece schernisce tra ironie e giudizi impietosi. I favorevoli giudicano positiva la novità, mentre i detrattori dell’iniziativa ritengono che le palme avrebbero poco a che fare con la città di Milano.

Antonella Ranaldi – soprintendente per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio della città metropolitana di Milano – ha voluto ricordare che il progetto è pur sempre una “sperimentazione”. Dall’altra parte, essendo un “giardino à la page”, quindi realizzato secondo le ultime mode, è quasi lecito considerarlo una “provocazione”. Il Comune rivendica la scelta, ricordando che in città esistono già 131 palme censite, numero che – tra le altre cose – non tiene conto di quelle presenti nei cortili privati.

Marco Bay, l’architetto che ha firmato il progetto, ha invece voluto far presente che “vivono felici in città da più di cent’anni. Ma purtroppo, ogni volta che parliamo di alberi si litiga sempre, sia quando vengono piantati, sia quando vengono tagliati”.  

Per Viviana Beccalossi, assessore della Regione Lombardia, il nuovo look è figlio di un “progetto discutibile”. Per il leghista Morelli, la giunta dovrebbe “chiedere scusa per un obbrobrio che snatura la piazza”. Il paesaggista Paolo Pejrone ritiene l’impresa “una follia neogotica”.

Il critico d’arte Philippe Daverio ha invece espresso un’opinione contrapposta. “È un’idea che mi piace molto, soprattutto perché la banana è il simbolo della Repubblica attuale. I palmeti c’erano già nel XIX secolo. C’erano anche nei giardini lacustri. Forse i banani non resisteranno al freddo, peccato. Non è un’africanizzazione di Milano, come è stato detto, io trovo invece che quest’idea sia fantasiosa, in linea con la storia”.

Il sindaco Sala, su Instagram, ha scritto “Certo che Milano osa eh?”. Per ora, il primo cittadino vuole evitare di esporsi troppo, anche se fa notare che “tendenzialmente non mi dispiace, però, voglio vedere quando tutto sarà finito. Il riferimento storico all’Ottocento c’è e la Sovrintendenza è stata positiva”. 

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Antonio Sorice - C’era da immaginarselo che un simile progetto non sarebbe passato in sordina. Le opinioni si dividono su due fronti. Da una parte c'è chi apprezza la novità, dall'altra c'è chi invece vuole che rimanga tutto così com'era. Sinceramente, penso che sia opportuno attendere e vedere cosa ne verrà fuori. Forse, non si intonerà con le guglie della cattedrale ma, dall'altra parte, l’esperimento non è una novità assoluta: in piazza del Duomo, le palme erano già presenti nel XIX secolo. Tutto questo per Starbucks si traduce in una sola parola: pubblicità. E di pubblicità ne avrà parecchio bisogno. Il colosso americano, a lungo, ha riflettuto se entrare o meno in un paese che ama a livello maniacale il rito del caffè. E per caffè intende solo quello tradizionale, non altre versioni d’importazione. Ma, alla fine, Starbucks ha fatto il primo passo. Vedremo presto se sarà un passo falso, o se la scelta ripagherà l’investimento.

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Commenti
Fabrizio Ferrara

17 febbraio 2017 - 19:03:31

Forse quelli di Starbucks stavano pensando a Dubai, eh eh.

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