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Scandalo: Facebook ascoltava messaggi audio e chiamate in Messenger

Una recente inchiesta di Bloomberg ha visto coinvolta Facebook in un nuovo scandalo relativo alla privacy, col colosso di Menlo Park che, sino a una settimana fa, ha fatto ascoltare i contenuti audio scambiati in Messenger, per migliorare la propria AI.

Internet e Social
Pubblicato il 14 agosto 2019, alle ore 17:10

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Scandalo: Facebook ascoltava messaggi audio e chiamate in Messenger

Spesso si è portati a chiedersi se qualcuno ascolti i ciò che diciamo al telefono, o i messaggi vocali che registriamo in vista di una loro condivisione via chat. Ebbene, la risposta è sì e, nel novero delle aziende coinvolte, figura anche Facebook, che non più di qualche settimana fa aveva concordato con la FTC americana il pagamento di una multa per chiudere l’affaire Cambridge Analytica e, in precedenza, aveva visto Zuckerberg passare per il Congresso degli USA onde ribadire (sotto giuramento, al senatore Gary Peters) che Facebook non ascoltava i messaggi (però a scopo pubblicitario).

Ad Aprile scorso, lo scandalo relativo alla registrazione dei messaggi audio ha vista coinvolta Amazon che avrebbe adibito, anche per 9 ore al giorno, alcuni suoi dipendenti alla trascrizione dei comandi audio ricevuti da Alexa, onde addestrarla a comprendere meglio il linguaggio naturale dell’uomo. Seattle, in questo caso, ha deciso di proseguire con la sua iniziativa.

A inizio Agosto, poi, a essere coinvolti del nuovo “listen gate” sono state altre due società detentrici di assistenti vocali, Google e Apple, con la prima che ha replicato d’aver sospeso per tre mesi il programma di monitoraggio sonoro, e Cupertino che ha rivelato d’averlo impostato su base volontaria.

Ora, secondo un’inchiesta pubblicata da Bloomberg è emerso che anche Facebook aveva portato avanti, tramite un alcune società di terze parti (i cui dipendenti, sino a un certo punto, sono stati all’oscuro della provenienza delle registrazioni, e della loro natura privata), un progetto similare, indirizzandolo verso i messaggi audio scambiati o le chiamate VoIP effettuate all’interno di Messenger: Menlo Park si è subito pronunciata in merito, ammettendo la circostanza, e trincerandosi dietro la necessità di migliorare le capacità di comprensione della sua AI, ma con alcune precisazioni.

Nello specifico, il social in blu ha premesso d’aver proceduto rispettando la privacy, in quanto gli utenti coinvolti avrebbero flaggato un’opzione, ad oggi non (più) presente in-app, per la trascrizione delle conversazioni audio (in realtà, tra le condizioni d’uso dell’app, si fa solo menzione dell’analisi, non necessariamente mediate personale umano, di stralci di conversazione per migliorare il servizio, esattamente come messo in piedi anche da Microsoft con Skype) ed avrebbero attivato la fase di ascolto solo premendo il pulsante del microfono del Messenger. 

In più, tale programma è stato ormai sospeso da qualche settimana, come confermato anche dalla testimonianza della californiana (sede a Santa Monica) TaskUs, alla quale Facebook avrebbe chiesto – giusto una settimana fa, ottenendo il più canonico degli “obbedisco” (“it did“) – di fermare i lavori. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Perbacco: questo sì che è un bel "casino". Non è passato nemmeno un anno da quando si dichiarò sotto giuramento che Facebook non ascoltava l'audio degli utenti che, ora, emerge come - invece - ciò sia accaduto: con tutti i distinguo del mondo (operazione fatta fare a terzi, già sospesa, non automatica, dietro un presunto consenso degli utenti, non a scopo di profilazione), resta comunque un evento decisamente grave che ci induce a prestare una maggior attenzione alle app alle quali accordiamo la capacità di accedere al microfono del nostro smartphone.

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