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Facebook alla sbarra: rivelazioni su profili fantasma, messaggi privati, uso del microfono, e GDPR

Alla seconda giornata di audizione da parte di Mark Zuckerberg, sono stati trattati diversi aspetti relativi alla privacy, focalizzandosi su questioni come i profili fantasma, l'uso del microfono nelle app, la riservatezza dei messaggi, ed il GDPR europeo.

Internet e Social
Pubblicato il 12 aprile 2018, alle ore 12:46

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Facebook alla sbarra: rivelazioni su profili fantasma, messaggi privati, uso del microfono, e GDPR

Alla seconda giornata di audizione di Mark Zuckerberg al cospetto del Congresso degli Stati Uniti, i parlamentari americani hanno costretto il CEO di Facebook a diverse precisazioni in merito alla schedatura anche di persone non iscritte al social, all’eventualità che il microfono degli smartphone faccia registrazioni ambientali, o che le regole della privacy europea (più protettive) vengano estese anche agli utenti USA. Per fortuna, non mancano delle novità con cui distrarre l’attenzione, e pensare al futuro: in questo caso, si parla di un nuovo design per l’app Android, e del probabile aspetto dello speaker smart di Menlo Park

Nel corso del “day two” del confronto Zuckerberg-Congresso USA, in quel di Capitol Hill, il co-fondatore di Facebook si è visto chiedere, dal deputato del New Messico, Ben Lujan, se fosse vero che Facebook creava dei profili “fantasma” di persone non iscritte al social e che, per tale motivo, non avevano sottoscritto alcun accordo sulla privacy col network in blu. La risposta è stata che, , per motivi di sicurezza tali dati sono raccolti, ma possono essere – su richiesta – visionati e cancellati dal diretto interessato (risposta al deputato newyorkese Paul Tonko). Nello specifico, tale botta e risposta afferisce alla pratica facebookiana di leggere la rubrica di chi ha installato una delle sue app: nel rilevare il numero di telefono di una persona associata a un nome, il social va a cercare il medesimo numero anche in altri telefoni e, nel trovarlo corredato di foto o altre informazioni, ne ricava un profilo con cui tarare al meglio le pubblicità che si presenteranno al dato utente durante la navigazione web. 

Altra brutta ammissione ha riguardato la lettura dei messaggi privati. Facebook ha predisposto uno strumento che permette all’utente di scoprire se anche i suoi dati siano finiti in mano alla Cambridge Analytica tramite l’app “This Is Your Digital Life”: ebbene, in caso di esito positivo, un alert scritto in piccolo precisa che un ristretto numero di utenti, che Facebook ha ammesso di esistere (sarebbero circa 1500), potrebbe aver condiviso – oltre alla TimeLine, ai post, al NewsFeed – anche i messaggi scambiati con gli amici. Il tutto era dovuto al fatto che, prima che venissero rilasciate (2015) le Graph API 2.0, l’app in questione chiedeva di accedere anche alla posta dell’utente, poi trasformatasi progressivamente in messaggistica ed app a se stante. Da segnalare che l’azienda di profiling Cambridge Analytica ha, però, negato di aver avuto l’effettivo accesso ai messaggi in questione.

Per fortuna, alla domanda del senatore Gary Peters relativa all’eventualità che le app Facebook registrassero quanto detto dalle persone via microfono, onde arricchirne il profilo statistico, il CEO del social network ha spiegato che tale comportamento NON avviene, e che il microfono viene attivato solo quando si registra un video, onde conferirgli una traccia sonora di corredo, o quando si invia una nota o messaggio vocale. 

Sempre dai membri della Commissione “Giustizia e Commercio” è venuta la curiosità relativa a come si sarebbe comportato Zuckerberg di fronte al varo (il 25 Maggio) del nuovo regolamento (2016/679) europeo per la privacy, il GDPR (General Data Protection Regulation), particolarmente protettivo della riservatezza personale: qui, la risposta è stata che le impostazioni derivanti a Facebook da tale regulation sarebbero, “poi”, state estese a tutti i paesi del mondo

Ovviamente, non è detto che – nel frattempo – i programmatori e gli ingegneri di Facebook si siano focalizzati solo nelle revisioni a tema privacy. In rete, ad esempio, è trapelato lo screenshot di una nuova, possibile, interfaccia di Facebook per Android, in cui – nel menu delle impostazioni – si nota come sia stata mutata la collocazione della scheda relativa agli amici, e le icone presenti adottino un design più uniforme l’un rispetto all’altra. 

Sempre in rete, infine, sono finiti i disegni di un brevetto appena concesso dallo United States Patent and Trademark Office: il documento in questione, etichettato come “US D815,070 S” e presentato il 29 dicembre 2016, riguarda l’aspetto di un box squadrato, con – sul tettuccio – quelli che sembrano essere dei LED luminosi o i fori dello speaker. Non risulta visibile alcun display, a questo punto preventivabile solo sulla versione meno economica del futuro speaker di Facebook

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - La bella notizia è che la regolamentazione europea della privacy ha generato contromisure da parte di Facebook che Zuckerberg estenderà anche a favore degli altri mercati del social. Tuttavia, il fatto che quest'ultimo abbia ceduto anche i dati dei messaggi privati, seppur di una minoranza, non è il massimo: Facebook non ascolta i suoi utenti, e questa pure è una cosa positiva che, però, non spiega come mai Zuckerberg collochi lo scotch sulla webcam e sul microfono del suo portatile da lavoro... Le novità sulle app, indubbiamente, arriveranno presto (e saranno numerose, come sempre) ma, considerando le vicende attuali, credo che lo speaker debba aspettare la risoluzione di aspetti più urgenti.

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