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Meta: peggior azienda 2021, problemi Metaverso, newsletter, offerte di lavoro. Ok per le notizie

A poche ore dalla fine dell'anno, emerge il quadro di un 2021 con poche luci per Meta, sommersa di critiche per il Metaverso e come peggior azienda dell'anno, anche considerando lo scarso successo del suo servizio di Newsletter e altri problemi.

Internet e Social
Pubblicato il 31 dicembre 2021, alle ore 11:36

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Meta: peggior azienda 2021, problemi Metaverso, newsletter, offerte di lavoro. Ok per le notizie

Si avvia a concludersi male il 2021 di Meta, ex Facebook Inc, sommersa da critiche per il Metaverso, eletta come peggior azienda dell’anno, con servizi che vengono chiusi ed altri che non sembrano decollare affatto. In compenso, il colosso di Zuckerberg ha ricordato le tante iniziative per ridare agli utenti più controllo sul proprio NewsFeed su Facebook, che sembra andare forte, tra gli utenti italiani, quale canale per raccogliere informazioni utili.

Secondo un sondaggio compilato, tra il 4 e il 5 Dicembre, da Yahoo Finance, Facebook è considerata dagli utenti finali (1.541 persone) la peggior azienda dell’anno, con un triste primato visto che, nell’ambito di tale giudizio, ha raccolto il 50% in più di voti della seconda classificata, l’e-commerce cinese Alibaba di Jack Ma. I motivi di questa valutazione consistono negli effetti che le piattaforme dell’azienda avrebbero su bambini e giovani, nel fatto che vengano censurate alcune opinioni politiche, e nel fatto che, rivelazioni da Facebook Papers alla mano, l’azienda sarebbe pure consapevole del suo impatto sugli utenti. In compenso, sembra che il 30% dei partecipanti al sondaggio ritenga che Meta possa ancora riscattarsi in un prossimo futuro, magari ammettendo gli errori e, contestualmente, effettuando una donazione, per compensare i propri danni, a una qualche fondazione ad hoc.

Anche per il neonato Metaverso, le cose non sembrano iniziare propriamente nel verso giusto. Phil Spencer, vicepresidente esecutivo della sezione Gaming di Microsoft, nel corso di un’intervista a Protocol, ha spiegato come questa nuova dimensione delle interazioni umane sembri essere più utile alle aziende, con NFT centrali, possibilità di vendervi i propri prodotti, riunioni d’affari più belle, che per gli utenti finali, poco stimolati a barattare la vera realtà per il Metaverso. 

Giudizi simili, nel corso di un’intervista a Babylon Bee, sono stati espressi anche dal CEO di Tesla e Space X, Elon Musk, che lamenta la mancanza di casi convincenti d’uso per il Metaverso ed anche una certa mancanza di comodità: “Non vedo nessuno che si leghi un fottuto paravento in faccia tutto il giorno e non voglia mai andarsene“. 

In più, nelle scorse settimane, da un forum di discussione sulla sperimentazione della piattaforma, si è saputo che un’utente donna, uno dei primi utenti invitati a testare il Metaverso, nel sopraggiungere nella piazza principale della sua prima emanazione, Horizon Worlds, è stata palpeggiata da un altro utente (sconosciuto), con tutti gli altri presenti nei paraggi che addirittura hanno “incoraggiato questo comportamento“. Insomma, appena aperto al pubblico, il Metaverso ha già fatto registrare il primo caso di molestie online: se non è record, ci si avvicina. 

Anche per la ricerca di lavoro sul social Facebook non corrono buoni tempi (quanto meno al di fuori di Canada e USA). Dal 22 febbraio 2022 su Facebook non vi sarà più lo strumento per cercare le offerte di lavoro: tali offerte non saranno più presenti nemmeno nel sito mobile (m.facebook.com/jobs) o nell’app Facebook Lite. Dalla stessa data non si potrà più usare l’API Jobs per pubblicare offerte di lavoro gratuite: l’opzione “Offerte di lavoro” non sarà più disponibile nella creazione dei nuovi gruppi, e quelli già esistenti di questo tipo saranno passati a “Generale”.

Non sembra godere di miglior salute (rispetto al florido rivale Substack) Bulletin, il servizio di newsletter di Meta che, pur celebrando il suo sesto anniversario, ha solo 115 pubblicazioni (visto che qui gli editori vengono ancora invitati a partecipare e non possono iscriversi liberamente), con la maggior parti degli editori che sembra avere 10mila abbonati (via email) gratuiti, mentre su Substack gli autori possono vantare 1 milione di abbonati paganti.

Dopo tante brutte notizie, qualcosa di positivo non è mancato in quota Facebook. Secondo l’Osservatorio permanente Censis-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia, nonostante l’80.6% degli intervistati dichiari che l’informazione di qualità è meglio cercarla su radio, tv, giornali (online di carta), ben 14 milioni e mezzo di italiani usa il social in blu per informarsi, con una quota del 41.2% tra i laureati, e un range del 30.1% tra i 14 e gli 80 anni. 

In più, forse in risposta al Digital Services Act che costringerà gli operatori del web e hi-tech a una maggior trasparenza sul funzionamento dei loro algoritmi, Facebook ha pubblicato un post nel quale rendiconta di tutti gli interventi effettuati in tal senso dall’azienda nel corso di questo 2021: nello specifico, a Febbraio si è annunciata la limitazione nella visualizzazione dei post politici, ad Aprile è stato condotto un test per sapere dagli utenti quali contenuti vorrebbero vedere più in alto nei loro feed di notizie, e quali siano i post meno graditi. A Maggio si è partiti col celare i like, anche su Instagram, per poi arrivare a Settembre con la spiegazione di cosa porti a penalizzare i contenuti nel suo social. A Novembre è poi partito un test per offrire più opportunità di personalizzazione per il NewsFeed, anche con opportunità per diminuire o aumentare i post di Pagine, familiari, Gruppi, amici.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Perbacco: sul Metaverso c'è un bel fuoco incrociato. Gli strumenti di moderazione e sicurezza sembrano latitare e pure le attrattive per gli utenti comuni: siamo ancora agli inizi, ma quel che è accaduto a Second Life non è un bel precedente. Sugli interventi in ottica trasparenza, è stato fatto qualcosina, ma molto resta ancora da realizzare per una vera trasparenza: peccato per le offerte di lavoro, che erano a dir poco utili.

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