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Facebook, soggetta a molte critiche e veleni, annuncia iniziative di bonifica del social, ed a favore delle news locali

La settimana in corso non è cominciata bene per Facebook che, pur annunciando iniziative in favore delle notizie locali e per la bonifica del social, è affondata sotto le critiche di Tim Cook e del principe William, oltre che per un articolo del WSJ.

Internet e Social
Pubblicato il 20 novembre 2018, alle ore 18:28

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Facebook, soggetta a molte critiche e veleni, annuncia iniziative di bonifica del social, ed a favore delle news locali

La settimana in auge non è cominciata nel migliore dei modi, per Facebook, come dimostrato dalle pesantissime accuse provenienti, indirettamente da Apple, e direttamente dal principe William: altre critiche verranno più avanti, posto che Zuckerberg – pur dicendosi pentito di alcune cose (tanto da aver pensato alla chiusura del social) – avrebbe messo in guardia i suoi manager (nei mesi scorsi), e annoverato un discutibile brevetto per Portal. Come sempre, però, non manca una serie di numerose novità positive, che possono essere iscritte a favore del re dei social network

Cook, il CEO di Apple, nel corso di un’intervista andata in onda sull’emittente HBO ha ammesso che, nel settore delle telecomunicazioni, il libero mercato ha fallito, e che – quando si tratta di grosse aziende – è necessario vi siano delle regole ben congeniate che impediscano alle imprese di raccogliere e trasmettere i dati degli utenti. In tal senso, sarebbe persino auspicabile una legge federale sulla privacy, negli Stati Uniti, dacché alcune aziende avrebbero messo in piedi una massiccia raccolta di dati, che rasenterebbe una “sorveglianza armata contro di noi con efficienza militare“.

Se ciò è stato detto sulla base dei pesanti scandali nei quali Facebook è incorso ultimamente, ben di peggio verrà detto qualora dovesse concretizzarsi un brevetto emerso in queste ore: secondo Macitynet, Facebook avrebbe depositato un brevetto, utilizzabile con Portal, che permetterebbe di capire, da una foto di famiglia, i rapporti di un utente con le altre persone, desumendo quante persone compongano un dato nucleo familiare. In tal modo, in nome della più profittevole pubblicità mirata, si potrebbe mostrare – a un utente accreditato di essere padre di bambini piccoli – pubblicità relative ai prodotti per la pelle, alle offerte 3×2, ai pannolini, ai seggiolini di sicurezza per le auto, etc. 

Le idee chiare, sul tema Facebook, le ha sin da ora l’erede al trono d’Inghilterra. Il principe William, visitando gli studi della BBC per conoscerne i progetti in quanto membro della Taskforce on the Prevention of Cyber-bullying da lui voluta nel 2016, ha detto che Facebook si sarebbe fatta distrarre troppo da azionisti e profitti, mostrandosi debole quando si tratta di fake news, cyberbullismo, e privacy, quando – invece – avrebbero “ancora molto da imparare” sul modo in cui si combatte la propagazione dei “veleni” online. 

In verità, secondo il Wall Street Journal, vi sarebbe ben più della reticenza ad intervenire su alcune criticità. Il prestigioso quotidiano finanziario ha scoperto che, nel Giugno scorso, il CEO del social convocò i 50 più alti manager del gruppo dicendo loro che “si era in guerra“, e che – prendendo decisioni di conseguenza – occorreva essere più decisi nell’affrontare alcuni problemi, non certo facili da conciliare, come la sicurezza della piattaforma e lenta crescita della base d’utenti

Ovviamente, Facebook ha anche tanti motivi per essere apprezzata. Mark Zuckerberg, nel corso di una conferenza stampa in cui ha ammesso di aver pensato diverse volte all’idea di chiudere il social (sia nel 2010 che nei mesi a seguire l’affaire Cambridge Analytica), ha illustrato lo stato di salute della community (“Community Standards Enforcement Report,”), spiegando che, da Aprile a Settembre del 2018, sono stati rimossi 2.1 miliardi di contenuti spammatori e, grazie alle rivelazioni degli algoritmi (99.6% delle scoperte), cancellati circa 1.5 miliardi di account falsi (800 mila nel 2° trimestre, 754 mila nel 3°) generati automaticamente in seguito ad attacchi informatici. Oltre a ciò, sempre nel medesimo range temporale, sono stati defalcati 14 milioni di contenuti violenti di stampo terroristico, facenti capo ad organizzazioni come l’ISIS ed Al Qaeda. 

Siccome un vecchio adagio recitava “si può dare di più”, da Menlo Park arriva anche un elenco di iniziative che verranno messe in atto per arginare la circolazione di alcune notizie e, nel contempo, garantire la libertà d’espressione: qualora un contenuto non violi le norme della community, ma ci vada vicino, ne verrà solo limitata la circolazione mentre, per i contenuti del tutto rimossi, sarà possibile appellarsi ad una sorta di corte d’appello, che dovrebbe essere formata il nuovo anno.

Sempre da Zuckerberg, infine, è arrivata la rivelazione della messa a disposizione di 4.5 milioni di dollari, a vantaggio di gruppi come Newsquest, Reach, Archant and the Midland News Association, JPIMedia, che permettano a questi ultimi (ed altri) di creare delle redazioni locali nelle città che hanno perso dei giornali cittadini, in modo che – assunti e formati (in 2 anni) dei giornalisti (di diverso background, con la supervisione di Facebook), vengano scoperte e diffuse quelle notizie che, trascurate dai grandi media, siano di elevata importanza per la vita locale. L’iniziativa in questione fa seguito a quella dello scorso Febbraio (il Facebook Journalism Project) che mirava a far incrementare gli abbonamenti digitali alle testate locali (es. The San Francisco Chronicle, The Boston Globe), tramite il Local News Subscriptions Accelerator, quale “rimborso” per la modifica dell’algoritmo che, dal Gennaio 2018, aveva messo in cima i post di amici e parenti, tagliando un bel po’ di traffico e interazioni verso i siti informativi meno famosi. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Decisamente, le iniziative di Facebook a favore della stampa locale, e le varie operazioni di bonifica del social (dai contenuti meno opportui), sono elementi encomiabili: tuttavia, è ben difficile non pensare che si tratti pur sempre di reazioni a decisioni prese consapevolmente, in nome dell'incremento degli utenti, e degli utili per gli azionisti. Sotto questo punto di vista, risultano molto condivisibili le osservazioni del prossimo Re dello UK, e dell'attuale CEO di Apple.

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