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Facebook: progetto Libra impallinato dal Senato americano e dal G7 di Parigi, largo alle start-up AI in India

La settimana che si avvia a conclusione è stata condita da polemiche in merito alla criptovaluta Libra sia negli USA che in Europa. Negli stessi giorni, dall'altra parte del mondo, partiva un'importante progetto per l'uso utile dell'intelligenza artificiale.

Internet e Social
Pubblicato il 20 luglio 2019, alle ore 22:49

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Facebook: progetto Libra impallinato dal Senato americano e dal G7 di Parigi, largo alle start-up AI in India

Non si può certo dire che Facebook conosca un attimo di pace, quanto a polemiche: appena bersagliata da una maxi multa, la piattaforma social da circa 2.38 miliardi di utenti è finita nel mirino delle autorità di mezzo mondo dopo aver annunciato la criptovaluta Libra, il cui codazzo di polemiche ha messo in secondo piano la seconda fase di un’importante iniziativa, co-gestita da Facebook, relativa all’impiego utile dell’intelligenza artificiale.

Qualche giorno fa, si è tenuta l’audizione di Facebook, davanti alla commissione bancaria del Senato americano: a finire sulla graticola, per più di due ore, è stato (mandato) il responsabile del progetto criptomonetario “Libra”, David Marcus, che non ha certo avuto vita facile. Accolto dal presidente della Banking Committee in questione, il repubblicano Mike Crapo, col paragone secondo il quale Facebook che gestisce via Libra i dati finanziari delle persone equivarrebbe a un bambino che da fuoco alla casa giocando con le fiamme, non è certo andata meglio con l’avvocato, in quota democratici, Robert Menendez, il quale ha spiegato come sia ben difficile dare fiducia a Facebook dopo il modo in cui è stato gestito l’affaire Cambridge Analytica (per la quale faccenda, negli States, il social è stato multato di 5 milioni di dollari dalla FTC).

Il clou, però, si è avuto quando Marcus ha sostenuto che Libra non sia stata creata per generare reddito, nonostante, una volta integrato in Messenger e WhatsApp, sarà suo uno dei principali wallet (Calibra) della nuova valuta: il colletto bianco di Facebook, con un passato importante in PayPal (diretta dal 2012 al 2014), seppur interrotto dal senatore repubblicano John Neely Kennedy che, inviperito, ha chiesto al dirigente facebookiano se la sua azienda non avesse azionisti cui render conto, ha spiegato che gli introiti di Facebook saranno indiretti in quanto, fornendo agli operatori dell’e-commerce uno strumento per la loro crescita, ci si attende che, poi, questi ultimi, siano più propensi a investire pubblicitariamente sulla piattaforma del social.

Più diplomatico è stato David Lipton che, pro tempore, riveste il ruolo di direttore generale del Fondo Monetario Internazionale: in questo caso, l’esperto economista ha sostenuto, salomonicamente, che le varie autorità nazionali dovranno creare un contesto normativo di sicurezza, attorno a Libra e ad altre valute simili, affinché si possano massimizzare i benefici dal loro arrivo, minimizzandone i rischi. 

Più o meno negli stessi giorni, si è tenuto in Francia, nella splendida cornice del castello di Chantilly, il G7 dedicato alle materie economiche (aperto a Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, USA, Canada e Giappone): i vari ministri dell’economia e delle finanze non hanno trovato la quadratura del cerchio a proposito di una webtax contro i giganti del web, approvata univocamente dalla Francia ma osteggiata dall’amministrazione Trump, ma si sono scoperti in armonia nel mostrare preoccupazione sull’avvento di Libra, con l’italiano Tria che ha anticipato il proposito del G7 di varare un intervento concreto, comprensivo anche di una costante opera di controllo sul progetto di Zuckerberg che, per il francese Le Maire, potrebbe costituire un problema non solo per la stabilità finanziaria, ma anche per il finanziamento al terrorismo e il rischio di favorire il riciclaggio di denaro sporco. 

Tutto ciò, al netto di quanto scoperto dal Mit di Boston, la cui rivista Technology Review, analizzando il white paper di Libra pubblicato lo scorso Giugno, ha spezzato una lancia in favore di Menlo Park, rivelando come tale valuta digitale potrebbe consentire di creare anche un’identità digitale, una sorta di SPID, che – rispetto al Facebook Connect di oggi, centralizzato, sarebbe distribuita (quindi più sicura), permettendo di accedere a determinati servizi finanziari e bancari (es. prestiti e mutui) a coloro che, ad oggi, circa un miliardo di persone nei paesi in via di sviluppo, ne sono esclusi, in quanto privi di una qualsivoglia credenziale di autenticazione. 

Chiuso il capitolo polemiche/Libra, è tempo di parlare di quanto annunciato in India dall’incubatore di progetti innovativi, T-Hub, e dal social che, nell’ambito del progetto “India Innovation Accelerator”, hanno selezionato dieci nuove imprese, in base ai loro progetti per risolvere importanti sfide sociali in campi quali l’economia, il rafforzamento delle istituzioni. il progresso di pace e giustizia, l’ambiente, il benessere, la salute, utilizzando l’intelligenza artificiale. Secondo quanto emerso dai media indiani, che si sono occupati della vicenda (Business Television of India e Vishva Times), il ruolo di Menlo Park nella seconda edizione di tale progetto prevederà l’erogazione di crediti pubblicitari, la messa a disposizione di supporto tecnico, e (indirettamente) di servizi e strumenti forniti da partner premium

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Non c'è che dire: tali e tante sono state le critiche a Libra, che il progetto ha subito uno stop che, probabilmente, lo porterà all'esordio solo quando vi sarà un quadro normativo ad hoc. Fosse stato gestito così anche lo sviluppo di Facebook stesso, e la questione delle acquisizioni di WhatsApp e Instagram, forse oggi molte cose sarebbero diverse, nella gestione dei dati personali, con meno problemi per tutti. Ottima, invece, l'iniziativa indiana che, nel caso dovesse portare a risultati concreti, genererebbe benefici a cascata per tutta l'umanità.

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