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Facebook: polemiche per una ricerca sul tracciamento degli utenti e per un’inchiesta su false recensioni Amazon

Facebook conclude la sua settimana, come spesso accade, senza farsi mancare la consueta dose di polemiche, questa volta generate sia da una ricerca sul tracciamento degli utenti, che da un'inchiesta relativa a false recensioni su Amazon.

Internet e Social
Pubblicato il 18 gennaio 2019, alle ore 10:55

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Facebook: polemiche per una ricerca sul tracciamento degli utenti e per un’inchiesta su false recensioni Amazon

Nelle scorse ore, Facebook – non più l’app sociale più diffusa al mondo, ma ancora il social network più popolare del globo – ha fatto molto parlare di sé per la pubblicazione di una ricerca sulla sua raccolta dati, e per un’inchiesta giornalistica (oltre che per il varo di un nuovo, discutibile, algoritmo). Ecco di cosa si tratta. 

Una recente ricerca condotta dal Pew Research Center su 963 americani maggiorenni, nell’essere pubblicata, ha rivelato diverse verità sul rapporto tra gli utenti di Facebook e la raccolta dei relativi interessi personali operata dalla piattaforma, evidenziando come – nonostante le iniziative di Zuckerberg – le persone non sono affatto consapevoli di come avvenga la loro raccolta dati e, in più, a fronte di uno sbandierato completo controllo degli utenti sui propri dati, questi ultimi non sono molto consapevoli degli strumenti messi a loro disposizione.

Secondo quanto emerge, il 74% degli intervistati non era a conoscenza del fatto che il social tenesse traccia dei suoi interessi, nonostante – nell’accettarne le condizioni d’uso – si dia il placet a che gli algoritmi di Menlo Park ne monitorino le abitudini per mostrare annunci pertinenti, sui quali – va detto – è possibile intervenire. L’88% è rimasto sorpreso nello scoprire una sezione ove il social aveva generato autonomamente un loro profilo abitudinario, ed il 59% lo ha trovato attinente con i propri interessi, il ché – nel 51% dei casi – ha creato una certa sensazione di disagio

Nonostante tali dati, è emerso che Facebook – non solo per scovare potenziali killer o pedofili, ma anche per frenare l’ondata di suicidi annunciati tramite il social – starebbe lavorando ad un più potente algoritmo finalizzato ad elaborare uno stato mentale dell’utente, dopo averne letto e analizzato financo i messaggi non inviati. Peccato che, giusto in Germania, nelle scorse settimane, il vecchio algoritmo anti suicidi di Facebook sia stato inibito dal raccogliere i dati degli utenti, proprio per questioni di privacy. 

Ormai da tempo Facebook ha commercializzato i suoi display smart Portal e Portal + per consentire la fruizione di video e le videochiamate tramite Messenger. In genere, su Amazon, tali prodotti godono di tantissime recensioni entusiaste ma, a tal proposito, Kevin Roose, giornalista del New York Times, ha scoperto come molte di queste, semplicemente analizzando i nomi completi dei mittenti, siano state rilasciate da dipendenti di Facebook. Quest’ultima, in merito, ha dichiarato che le recensioni farlocche non sono state sollecitate dal social, che mai ha spinto i dipendenti a tale comportamento in merito ai prodotti venduti su Amazon, e che – quindi – si attiverà perché vengano rimosse. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Fa un po' impressione il fatto che gli utenti di Facebook continuino ad usare tale social con una certa leggerezza e superficialità: che siano sorpresi del fatto che Facebook li tracci, elaborandone profili sempre più accurati, finalizzati a mostrare pubblicità pertinenti, è incredibile. Un po' di maggiore consapevolezza ed educazione digitale, nell'uso di certi strumenti, male non farebbe. Per il resto, lo scandalo delle recensioni tarocche è davvero spiacevole: Facebook dovrebbe riassettarsi leggermente perché, e duobus unum, o i suoi dirigenti non si fanno capire, o i suoi dipendenti agiscono nella più totale anarchia.

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