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Facebook: nuovo scandalo privacy, war room contro fake news e troll russi, video suggeriti per originalità

Impegnata nel combattere troll russi e fake news in vista delle europee, oltre che a riorganizzare i criteri di selezione dei video proposti, Facebook è rimasta impelagata in un nuovo scandalo relativo alla privacy: ecco di cosa si tratta.

Internet e Social
Pubblicato il 8 maggio 2019, alle ore 12:24

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Facebook: nuovo scandalo privacy, war room contro fake news e troll russi, video suggeriti per originalità

Facebook, la più importante realtà online contemporanea, in quanto mix tra un social ed una piccola internet chiusa in sé stessa, continua a rimanere al centro dei riflettori per alcuni scandali legati alla privacy, dai quali tenta di emendarsi combattendo i troll che fanno disinformazione, e favorendo i contenuti (video) originali. 

Qualche giorno fa, prima della sbornia hi-tech destata dal Microsoft Build 2019 e dal Google I/0 2019, Reuters ha pubblicato l’esito di un’inchiesta, condotta presso alcuni dipendenti rimasti anonimi di una società di consulenza indiana del social, la Wipro, incaricata di addestrare l’intelligenza artificiale della piattaforma. Secondo quanto emerso, i dipendenti di quest’agenzia – dal 2014 – leggerebbero, e catalogherebbero in 5 categorie, gli aggiornamenti di stato, le foto, e i messaggi privati, degli utenti del social in blu, e di Instagram. Lo scopo, nobile, sarebbe quello di addestrare gli algoritmi della AI di Menlo Park a distinguere un tono sarcastico da un’offesa o una minaccia, una foto panoramica da un selfie, un proposito da un’azione o un invito, e lo stile espositivo (es. formale, scherzoso), in modo da poter agire in modo corretto e più immediato. 

Interpellata da The Next Web, il social ha ammesso la procedura di sui sopra, precisando però che i contenuti soggetti ad analisi vengono scelti casualmente, e non rendono identificativo il mittente, benché – nei post con annessi i commenti – possa comparire il nome degli stessi. Gli esperti della privacy, tuttavia, non sembrano affatto tranquilli in merito e, anzi, paventano una violazione del GDPR da parte di Facebook, posto che gli utenti non sarebbero messi al corrente dell’analisi dei propri post e, in più, non viene resa disponibile un’opzione di opt-out per disisicriversi dal progetto o negare i propri dati allo stesso.

Benché non tutti siano convinti della validità delle iniziative in merito (ritenute puro “marketing” da Jelle Prins, responsabile del design di Uber), Facebook continua a combattere la disinformazione e, in vista delle imminenti consultazioni europee, si è già mossa. Innanzitutto, da Menlo Park fanno sapere (attraverso un post sul blog ufficiale) d’aver rimosso – dopo l’operazione del Marzo scorso – altri 100 account, tra pagine, gruppi, e profili, riconducibili alla Russia, intenti a manipolare l’opinione degli iscritti al social in merito a questioni come la Siria, i paesi Baltici, l’Ucraina, la Nato, l’immigrazione, la religione, etc. 

Riproducendo quanto già fatto per le elezioni americane di metà mandato, Facebook – secondo quanto scoperto dai quotidiani New York Times e The Guardian – avrebbe creato, nel quartier generale di Dublino, una sala operativa in cui una quarantina di moderatori avrebbe il compito di vigilare su quello che accade quotidianamente nel social, nei giorni che precedono le elezioni europee, in modo da rimuovere tempestivamente le fake news che, sempre più numerose in occasione di eventi importanti, potrebbero alterare il dibattito pubblico sulla prossima tornata elettorale, manipolandone l’esito finale. 

Infine, un cambiamento destinato a dare i suoi frutti nei prossimi mesi riguarderà i video che vengono suggeriti (altri video), o proposti alla visione nel News Feed o tramite la sezione “Watch: con lo scopo di favorire i contenuti originali cercati dagli utenti, verrà operata una rimodulazione dell’algoritmo di selezione dei filmati, in modo da incrementare il peso di parametri come l’originalità, ed il tempo di durata e di visione di un video. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Facebook, indubbiamente, riesce meglio nel varare nuove funzionalità che, però, non vengono adeguatamente attenzionate dal lato della privacy: è pur vero che una seria tutela della stessa ridurrebbe i big data di cui il social ha bisogno per remunerarsi e, quindi, non c'è da stupirsi che Menlo Park venga spesso beccata con la longa manus nella marmellata dei dati personali. Esattamente come successo con quanto scoperto da Reuters, di cui sentiremo parlare ancora a lungo.

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