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Facebook introduce (anche in Italia) le informazioni contestuali, ma compie una topica colossale in fatto di censura

Facebook, preparandosi alle prossime elezioni americane (ma anche alle europee, previste per la primavera), ha annunciato l'estensione delle informazioni contestuali di corredo agli articoli condivisi: intanto, però, il suo algoritmo censura news corrette.

Internet e Social
Pubblicato il 30 ottobre 2018, alle ore 10:33

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Facebook introduce (anche in Italia) le informazioni contestuali, ma compie una topica colossale in fatto di censura

Facebook, in vista delle imminenti elezioni di mid-term, che potrebbero ridisegnare la base di appoggio parlamentare del presidente americano Donald Trump, è dovuta intervenire – nuovamente – sul tema delle fake news, annunciando l’estensione – globale – di una contromisura già sperimentata, relativa alle informazioni contestuali. Il tutto mentre i suoi algoritmi di censura, ancora una volta, fanno cilecca su quello che – invece – andrebbe pubblicato.

Giorni fa, il New York Times aveva pubblicato un reportage, intitolato “The tragedy of Saudi’s war“, in cui si evidenziavano le condizioni in cui la popolazione yemenita, già stretta nella morsa della guerra civile in corso da anni, era costretta a vivere in particolar modo dopo l’intervento – a suon di bombardamenti – dell’Arabia Saudita. Nello specifico, l’articolo, redatto da Declan Walsh, mostrava una serie di scatti realizzati da Tyler Hicks in cui erano mostrati diversi bambini ischeletriti (tra cui Amal Hussain, di 7 anni) dalle malattie e dalla carestia in atto nel corno dell’Arabia Saudita.

Ebbene tale articolo, pluri-condiviso su Facebook, è stato censurato perché andrebbe contro le linee guide del social, che non ammettono la pubblicazioni di certi elementi (nudo, parti intime, violenze) che riguardano i minori. Interpellata a proposito della sua decisione, Menlo Park ha ammesso di essere intervenuta per preservare la sensibilità degli utenti dalla visione di immagini scioccanti (come tale, in effetti, è la condizione e la prospettiva di vita nello Yemen) assicurando al direttore del quotidiano di voler allargare le maglie del suo sistema di controlli per favorire almeno quei contenuti di tipo giornalistico che mirino a “testimoniare e dare voce a coloro i quali altrimenti non verrebbero mai ascoltati“. 

Non meno importante, anzi, è la seconda novità relativa a Facebook che, in questi giorni, ha annunciato l’arrivo progressivo anche in Italia di una novità introdotta ad Aprile negli USA: si tratta del context button, un’icona a forma di “I minuscola” che compare nell’anteprima dei pezzi, tratti d alcune testate di peso, che vengono convisisi sul social. Passando il mouse su tale elemento, la didascalia “mostra altri elementi su questo link” consente di ricevere informazioni sulla fonte, tratte dalla Wikipedia o da ricerche accademiche e di esperti del settore, di vedere le ultime Storie pubblicate dalla fonte alla quale ci si potrà iscrivere, ma non solo.

Sarà anche possibile accedere ad articoli di altre fonti sul medesimo argomento, e ottenere indicazioni su dove e quante volte sia stato condiviso un post, e su quanti amici lo abbiano ripubblicato. Insomma, Facebook non introdurrebbe alcun giudizio di merito su un dato articolo, ma lascerebbe all’utente il compito – e la responsabilità – di farsi un’idea su quella data notizia, e di valutare l’affidabilità di una fonte. Al momento, non è chiaro se la comparsa di questa icona valga anche come forma di certificazione e se, quindi, influisca in qualche modo sugli algoritmi che decidono la priorità e l’ordine con cui certe notizie appaiono, o meno, nel NewsFeed.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Facebook ha dovuto indubbiamente fare qualcosa, in tema di disinformazione, ed il risultato è stato il "bottone contestuale" che, al momento, però, mostra ben poche informazioni corredo, oltre alla definizione della fonte tratta dalla Wikipedia. Se l'obiettivo, meritevole, è quello di educare gli utenti a valutare da sè quel che leggono, quanto meno a questi ultimi andrebbero messi in mano degli strumenti completi per poterlo fare: speriamo in miglioramenti futuri.

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