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Facebook: condivisi dati personali a scopo commerciale, funzione opt-out anti scansione del volto non per tutti

Secondo quanto emerso da due inchieste, sembra che Facebook abbia passato i dati personali degli utenti a un discreto numero di aziende, per ottenere più inserzioni in cambio: in più, la scansione del volto non sarebbe disattivabile per tutti.

Internet e Social
Pubblicato il 22 maggio 2019, alle ore 12:29

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Facebook: condivisi dati personali a scopo commerciale, funzione opt-out anti scansione del volto non per tutti

Facebook, nonostante si appresti a subire una maxi multa tra i 3 ed i 5 milioni di dollari, ed a essere vigilata per vent’anni in ambito privacy, con responsabilità per eventuali violazioni che ricadrebbero direttamente su Zuckerberg, sembra non aver fatto tesoro di quanto capitatole sinora, almeno secondo le ultime inchieste di The Intercept (a firma di Sam Biddle) e Consumer Reports.

La prima testata, una webzine d’informazione, ha pubblicato diversi estratti di un dossier ricevuto, in forma confidenziale, da una fonte che ha preferito mantenere l’anonimato, vista l’importanza della rivelazione. Nello specifico, sembra che Facebook, ricorrendo al suo client social, ma anche a Messenger ed Instagram, abbia acquisito dei dati degli utenti, tra cui i device usati, le reti adoperate per le connessioni, i loro indirizzi geografici, i gruppi social cui erano iscritti, gli interessi (anche nel caso di utenti minorenni, e con assorbimento degli interessi in comune con gli amici connessi) in modo da ingraziarsi sia gli operatori telefonici, che i produttori di smartphone, per un totale di 100 aziende provenienti da 50 paesi diversi.

Il tutto, condito di consigli alle aziende su come usare i dati per poter elaborare degli annunci pubblicitari mirati, selezionando i clienti in base alla loro solvibilità (in spregio alle leggi federali sulla concessione del credito), avverrebbe tramite la funzionalità Actionable Insights, presentata in pompa magna come uno strumento per migliorare la connettività, con solo piccoli riferimenti alla sua natura commerciale, allorquando Menlo Park precisa che può “consentire migliori decisioni di business“. Facebook, interpellata in merito, ha ammesso la raccolta dati, giustificandosi col fatto che sia una pratica comune, e che le informazioni raccolte erano comunque aggregate e non direttamente identificative dei soggetti coinvolti.

Intanto, se ancora non fosse abbastanza, è destinata a suscitare molto clamore anche l’inchiesta pubblicata dal Consumer Reports, il foglio ufficiale di un’unione consumatori attiva negli USA da più di ottant’anni, relativa alla possibilità di rimuovere l’adesione al riconoscimento del volto, usata per suggerire agli utenti, in fase di tag, il nome degli amici presenti nelle foto.

A quanto pare, nonostante siano passati 18 mesi da quando era stata promessa una funzione di opt-out, non tutti possono ancora avvalersene, come dimostrato da un rapido esperimento dal quale si è potuto constatare come 1/4 dei 31 utenti coinvolti da tutti gli States non abbia ancora l’opzione in oggetto all’interno delle impostazioni del proprio account. Quanto basta perché Consumer Reports segnalasse la cosa alla Federal Trade Commission, che non si è fatta pregare nell’avviare un’indagine in merito

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Devo ammettere che le nuove rivelazioni hanno un che si sconfortante: negli USA, ormai, anche Microsoft ed Apple iniziano a chiedere a gran voce una regolamentazione della privacy simile a quella europea, posto che - negli States - non vi sono leggi federali in merito, ma solo leggi nazionali adottate da pochi Stati: serviranno a smuovere le acque almeno le nuove inchieste riportate in sede di articolo?

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