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Uber: quando il comune cittadino diventa taxista

A Milano è in corso una battaglia per il trasporto locale, da una parte i taxisti con licenza, dall'altra Uber, la società che sta facendo evolvere il modo in cui si muove il mondo perché permette a normali cittadini di diventare autisti

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Pubblicato il 17 giugno 2014, alle ore 18:30

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Uber: quando il comune cittadino diventa taxista

In un periodo di crisi e di corsa al risparmio, non ci si stupisce se per raggranellare qualcosa ci si improvvisi anche taxisti. Questa è l’opportunità che offre a tutti gli utenti, Uber, una società che attraverso un’app scaricabile per qualunque tipo di piattaforma (Android, Apple, Windows Mobile e Blackberry), trasforma chiunque in un potenziale conducente a pagamento.

Ma come si fa a diventare autisti? Le strade percorribili sono due e bisogna necessariamente partire da qui: https://partners.uber.com/signup/milano/. Una volta cliccato sul link è possibile scegliere tra UberBlack e UberPop; il primo si tratta di un’autista professionista, con patente e assicurazione commerciale, mentre il secondo è un comune guidatore con almeno tre anni di patente e assicurazione auto personale.

Se non siamo autisti professionali, opteremo quindi per la registrazione a UberPop. E’ semplicissimo: bisogna inserire i soliti dati anagrafici e il numero di cellulare per poter essere contattato da un agente Uber. Prima però di essere contattato, dobbiamo completare la nostra “dashboard”, inserendo una nostra foto, il tipo di auto e ben quattro documenti: patente di guida, il documento che attesta il numero di punti sulla patente, il Certificato Generale Casellario e il Certificato Carichi Pendenti. Completate queste formalità, dobbiamo fornire i nostri dati bancari. Sì, perché non sarà il passeggero a pagarci direttamente, ma Uber, che tratterà il 20% sul totale. 

E per gli utenti? Agli utenti invece basta scaricare l’applicazione, inserire qualche dato anagrafico e soprattutto il metodo di pagamento, che può essere con PayPal o con carta di credito. Le tariffe per chi richiede il passaggio sono un po’ più care dei car sharing già presenti a Milano, ma bisogna tenere conto che in questo caso avremmo a disposizione anche l’autista, oltre che all’auto. Per UberPop si parla di 2,50€ per la chiamata più 0,49€ al minuto (con un minimo di 5€), mentre viaggiare con UberBlack costa 5€ per la chiamata più una cifra che varia a seconda che si rimanga sotto i 18km/h, 0,75€ al minuto, o sopra, 1,70€ al km (con un minimo di 10€).

Fin qui sembrerebbe tutto regolare, ma Uber non ha fatto i conti con i taxisti di Milano. Sì, perché proprio questi ultimi vedono in Uber, un concorrente sleale e daranno battaglia finché non sarà sconfitto. C’è da sperare che si possa arrivare a un compromesso che accontenti entrambi, perché in fin dei conti dev’essere il cittadino a poter scegliere, e soprattutto quanto voler risparmiare, e non le istituzioni per lui. La battaglia è aperta: chi vincerà?

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