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Le Iene: il grido inascoltato di Anna Rosa Fontana, assassinata dal suo stalker

Nina Palmieri ripercorre la storia della donna lucana uccisa dal suo compagno, nonostante le tante denunce presentate. La rabbia della mamma e del figlio nel riascoltare le ultime telefonate della donna alle forze dell’ordine

Televisione
Pubblicato il 12 febbraio 2018, alle ore 23:50

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Le Iene: il grido inascoltato di Anna Rosa Fontana, assassinata dal suo stalker

Nella puntata domenicale de Le Iene, dopo le emozioni del racconto di Nadia Toffa e della sua battaglia contro il tumore, si è affrontato anche un caso di femminicidio, con l’ascolto di documenti audio originali che hanno indignato i telespettatori. Il servizio curato da Nina Palmieri racconta la vicenda di Anna Rosa Fontana, che il 7 dicembre 2010, a soli 38 anni, venne assassinata dal suo compagno, Paolo Chieco, di 15 anni più grande.

La donna, dopo un primo matrimonio fallito, dal quale aveva avuto due figli, Antonio e Vito, incontra nel 2001, quello che si rivelerà il suo carnefice. La convivenza tra i due, sin dall’inizio, è caratterizzata dalle violenze che sovente l’uomo riserva alla compagna, tanto da farla finire più volte in ospedale. La donna non nasconde a sua madre Camilla le violenze domestiche, ma cerca sempre di minimizzare, fidandosi del pentimento del suo compagno.

Arrivano le prime denunce, ma alle promesse di cambiamento da parte dell’uomo, le stesse vengono ritirate dalla donna, che continua la sua relazione con il Chieco, fino ad avere con lui una figlia, che per un anno non viene fatta conoscere alla nonna.

Alle prime avvisaglie di reazione della donna, l’uomo nel 2005, tenta di assassinarla di fronte al figlio di soli 7 anni, colpendola con ben 18 coltellate. E’ proprio il piccolo a difendere la mamma e a chiamare aiuto, salvando di fatto la vita ad Anna Rosa. Chieco, consapevole di quello che ha fatto, chiama anche Camilla annunciandole di aver ucciso la figlia. Solo per miracolo Anna Rosa sopravvive e l’uomo viene arrestato e condannato per tentato omicidio alla pena di 12 anni e 6 mesi.

Ma incredibilmente, grazie a sconti di pena, rito abbreviato e indulto, Paolo Chieco resta in carcere solo 4 mesi per poi scontare 19 mesi agli arresti domiciliari, a pochi metri dalla casa dell’ex compagna. Desideroso di vendetta, l’uomo inizia a perseguitare la donna, che continua a presentare delle denunce, fino al 2010, quando di fronte ad un giudice racconta tutte le violenze subite.

L’uomo viene a conoscenza della deposizione della donna e dopo solo otto giorni rapisce la donna sotto la minaccia di un cacciavite portandola prima in un luogo isolato, dove tenta di strangolarla, e poi la segrega in casa. La donna riesce ad inviare un SMS alla madre che fa intervenire i Carabinieri, favorendo la fuga di Anna Rosa. Dopo questo episodio arriva finalmente una misura restrittiva che vieta all’uomo di avvicinarsi a meno di 300 metri dalla donna.

L’uomo, per nulla intimorito dalla decisione del giudice, continua a pedinare la donna fino alla sera del 7 dicembre 2010. Anna Rosa, sentendosi minacciata alle 17:45 chiama la polizia, raccontando di essere in pericolo, ma l’agente che prende la telefonata la dirotta ai Carabinieri, poiché competenti per la zona dove si trova la donna. Anna Rosa chiama subito il 112, ma il Carabiniere che gestisce la telefonata decide di non intervenire, poiché la donna dichiara che l’uomo era fuggito.

Passano solo venti minuti e l’uomo minaccia telefonicamente la donna che richiama nuovamente i Carabinieri che ancora una volta non intervengono, ma invitano Anna Rosa ad andare in caserma per sporgere denuncia. Alle 21 della stessa sera, Paolo Chieco con un coltello in mano insegue la donna, che cerca di raggiungere il figlio Antonio, che è in compagnia della fidanzata. Prima la ragazza e poi Antonio, mentre assistono all’aggressione chiamano i Carabinieri chiedendo un intervento urgente perché il Chieco sta accoltellando Anna Rosa.

Le forze dell’ordine intervengono solo dopo una telefonata di un vicino di casa, un militare in borghese, che chiede un’ambulanza, perché teme ci sia stato un omicidio. Solo a questo punto i Carabinieri arrivano sul posto, quando ormai per Anna Rosa non c’è più nulla da fare. Per questo delitto Paolo Chieco è stato condannato a 30 anni di reclusione, ma per i parenti della povera Anna Rosa, la donna è stata uccisa anche da chi ha sempre sottovalutato le sue denunce.

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Cosa ne pensa l’autore
Costantino Ferrulli

Costantino Ferrulli - Un servizio che mi ha molto indignato sia per la crudeltà di questo essere, che non merita di essere chiamato uomo, ma anche per la superficialità con cui è stato trattato il caso dalla giustizia e dalle forze dell’ordine. L’uomo avrebbe dovuto scontare 12 anni di carcere dopo il tentato omicidio e invece dopo soli 4 mesi era già fuori dal carcere e se quella sera, alla prima telefonata, si fosse intervenuti, forse oggi Anna Rosa sarebbe ancora con i suoi cari.

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Commenti
Serena Spaventa
Serena Spaventa

13 febbraio 2018 - 16:11:09

Io in carcere con l’assassino mandavo i Carabinieri che ignoravo la donna che chiedeva aiuto.

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