Lo Stato delle Cose, programma condotto da Massimo Giletti su Rai Tre, ieri ha ripreso l’inchiesta su Emanuela Orlandi, dando voce al giornalista Pino Nicotri che da anni si occupa del giallo della cittadina vaticana. Nell’occasione, Nicotri ha sottolineato ancora una volta la carenza dell’alibi di Mario Meneguzzi il giorno della scomparsa di Emanuela, avvenuta il 22 giugno 1983, e la mancanza di una verifica delle testimonianze dei Meneguzzi su tale alibi. Dov’erano zio Mario quel giorno?
Domanda che la trasmissione Quarto Grado, andata in onda il 14 luglio 2023, aveva rivolto anche a Pietro Meneguzzi, ricevendone una risposta dubbia. L’uomo, infatti, aveva sostenuto che il padre Mario era partito per Torano qualche giorno prima della sparizione della cugina. Una confessione che però fa a pugni con la dichiarazione di Mario Meneguzzi che, interrogato dal pm Ilario Martella il 31 ottobre 1985, aveva dichiarato che lui era partito per Torano, con la moglie, la figlia e la cognata, il pomeriggio del giorno prima, il 21 giugno. Una testimonianza avvalorata dal fatto che la sera del 20 giugno 1983 la famiglia Orlandi era stata a cena a casa dei Meneguzzi a Roma, quindi impossibile che lo zio Mario fosse partito per Torano giorni prima.
Oltre ad aver messo in dubbio l’alibi del Meneguzzi, Nicotri ha fatto notare, sulla scia di una testimonianza giunta da una ex compagna di scuola di musica di Emanuela Orlandi, che Meneguzzi a volte prelevava la nipote fuori dall’accademia musicale, visto che faceva lo stesso tragitto da casa a lavoro. Google Maps ha infatti dimostrato come l’uomo, partendo da Montecitorio, dove era impiegato, per tornare a casa doveva percorrere Corso Rinascimento, Corso Vittorio Emanuele II e passare nei pressi di Piazza San Pietro, vicino alla casa di Emanuela, sita in Vaticano.
Come ha sottolineato Nicotri, questo spiegherebbe il motivo per cui Ercole Orlandi, papà di Emanuela, telefonò al cognato a Roma tra le nove e le dieci di sera, come confermato dallo stesso Pietro Meneguzzi. Non per avere una mano nelle ricerche della figlia, di cui non si sapeva nemmeno se fosse davvero sparita, ma per sapere se aveva notizie di Emanuela, se casomai l’avesse incontrata fuori dalla scuola di musica anche quella sera. Tuttavia, lo trova a Torano solo a mezzanotte, senza che nessuno, tra gli inquirenti, si fosse posto il dubbio su dove si trovasse lo zio quella sera.
Nicotri ha fatto presente questo dettaglio anche ai membri della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, i quali però sembrano concentrati di più sulla cosiddetta “pista cinematografica”, mettendo sotto esame personaggi dediti ai film a luci rosse, come il regista Bruno Mattei e annesse persone vicine a lui. Tuttavia, che Emanuela Orlandi non avesse nulla a che fare con questi personaggi semisconosciuti, è testimoniato dalle compagne di Conservatorio e quelle del Liceo che hanno detto all’univoco che Emanuela Orlandi era diffidente verso gli sconosciuti e mai avrebbe seguito una persona che non conosceva, come confermato dagli stessi Orlandi.
Se così stanno le cose, allora si deve dedurre che Emanuela sia sparita dopo essere salita, sul Corso Rinascimento, nell’auto di una persona adulta che conosceva molto bene e di cui si fidava. La domanda da porsi diventa obbligatoria: una ragazza di sedici anni di quanti adulti può fidarsi? Saranno pochi: familiari, parenti, qualche amico di famiglia. E quanti di questi facevano lo stesso tragitto di Emanuela Orlandi quando si recava a casa? Una volta ottenuta la risposta, forse, si troverà il colpevole.