Dopo il successo internazionale ottenuto con la serie tratta dai romanzi di Elena Ferrante e la partecipazione al film “Chiara” di Susanna Nicchiarelli, Margherita Mazzucco, oggi ventitreenne, si apre a una nuova fase della sua carriera e della sua vita personale. La giovane attrice napoletana, nota al grande pubblico come la Lenù adolescente de L’amica geniale, è protagonista del cortometraggio L’ultimo giorno di felicità, opera diretta dal regista esordiente Giovanni B. Algieri.
Il corto affronta un tema delicato e poco discusso: le difficoltà dei giovani universitari che mentono riguardo ai propri esami. La storia ruota attorno a Denise, una studentessa alla vigilia della laurea, il cui libretto rimane intonso. La narrazione mette in evidenza la pressione che molti ragazzi sentono nel confrontarsi con aspettative familiari e sociali, evidenziando il senso di inadeguatezza rispetto ai coetanei.
Il film sarà presentato a Hollywood in occasione della 21ª edizione del Los Angeles Italia – Film, Fashion and Art Festival, segnando un importante riconoscimento per il progetto e per il giovane regista. Per Mazzucco questa esperienza segna un ritorno alle radici e al dialogo con il pubblico giovanile.
Dopo anni intensi tra set cinematografici e televisivi, l’attrice ha deciso di prendersi una pausa, dedicandosi anche alla crescita personale e al recupero di una vita più normale a Napoli. In questo periodo ha intrapreso nuovi percorsi di studio, prima con un semestre universitario in lettere, poi con l’iscrizione a Scienze della Comunicazione per il cinema e la televisione, un ambito più affine alle sue passioni artistiche.
Oltre a sviluppare competenze accademiche, Mazzucco ha dedicato tempo alla propria salute mentale e alle relazioni sociali, ricreando legami con amici e consolidando il supporto familiare. L’attrice dimostra così una visione più matura e consapevole della propria carriera e del ruolo della formazione, bilanciando crescita personale, studio e impegno artistico. Con L’ultimo giorno di felicità, Mazzucco affronta quindi non solo un progetto cinematografico, ma anche un’esperienza di vita condivisa con i coetanei, portando sullo schermo una realtà universitaria spesso trascurata e invitando i giovani a confrontarsi apertamente con le proprie difficoltà.