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Zao: ecco la nuova app trappola per la privacy, in arrivo dalla Cina

Zao, applicazione che in Cina ha scalato le classifiche dell'App Store di iOS nella categoria delle app creative, da poco sbarcata anche in Italia, avrebbe più di un qualche problema in tema di privacy, con i video generati dagli utenti.

Software e App
Pubblicato il 3 settembre 2019, alle ore 08:06

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Zao: ecco la nuova app trappola per la privacy, in arrivo dalla Cina

Nel corso dell’estate, ha destato molto clamore, per presunte violazioni della privacy, FaceApp, l’applicazione russa grazie ai cui filtri era possibile invecchiare o ringiovanire il volto delle persone: ora, a distanza di qualche settimana, ci risiamo, con la nuova “minaccia” che proviene, però, dalla Cina, sostanziandosi nell’app Zao (disponibile per iOS).

Zao, nata come fiore all’occhiello di Momo Inc, la società di streaming multimediale gestita da Wang Li (presidente) e Lei Xiaoliang (co-fondatore), attua un procedimento simile, ma inverso, a quello dei deep fake, i video in cui il volto di una persona famosa veniva postato sul corpo di un’altra, spesso per screditarne la reputazione.

In questo caso, è il viso di una persona comune, o uno dei suoi amici, a essere apposto – in un risultato divertente ma realistico – sul corpo di un personaggio famoso, in scene tratte da un film (ad oggi, nel database, vi sono – ad esempio – diverse pellicole di Leonardo DiCaprio o di Game of Thrones) o da una serie TV. 

Il problema, però, sta nelle condizioni di utilizzo dell’app, ove si lascia intuire che non si useranno mai i video ottenuti per scopi differenti da quelli concordati con l’utente, tra cui l’ovvio miglioramento dell’app e che, anzi, nel momento in cui l’utente cancellerà il video, quest’ultimo sparirà dai server dell’azienda. In realtà, sembra che non fosse così, e che i contenuti elaborati venissero usati anche a scopo di marketing e, con la medesima finalità, ceduti a terzi, con conseguenti polemiche esplose anche in Cina, presso i relativi forum più popolari.

Proprio su uno di questi, Weibo, i portavoce di Momo Inc sono intervenuti, assicurando comprensione per i timori delle persone e, nel contempo, promettendo di intervenire nelle aree evidentemente trascurate (non sfruttando le foto, o rendendone più palese l’uso in sede di policy?), anche se non in tempi brevi. Nel frattempo, dunque, è d’uopo una certa cautela nell’approcciarsi all’app di video-editing cinese Zao. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - In effetti, il caso di Zao ricorda quello di FaceApp, per la stessa fumosità delle regole d'utilizzo della controparte russa, che - all'epoca - dovette apportare non pochi chiarimenti alle sue policy: considerando, però, che in questo caso molte lamentele sono venute dagli stessi utenti dell'app, nella terra in cui quest'ultima è nata, v'è da pensare che, forse, qualche problemino reale, in termini di privacy, Zao ce l'abbia.

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