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Spotify denuncia Apple per concorrenza sleale

Apple è stata denunciata da Spotify e accusata di concorrenza sleale. La casa americana, in pratica, applica limitazioni se non le si corrisponde il 30% degli incassi.

Software e App
Pubblicato il 13 marzo 2019, alle ore 19:23

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Spotify denuncia Apple per concorrenza sleale

Apple, di recente protagonista di un “mea culpa” a proposito dei suoi prezzi, continua ad essere accusata da altri colossi. Dopo il caos successo con Intel, a sporgere denuncia questa volta è Spotify, e per un motivo molto semplice: concorrenza sleale. La denuncia è stata esposta alla Commissione UE e il fondatore di Spotify spiega sul sito ufficiale che Apple ha applicato delle regole restrittive sull’App Store che limitano la scelta e “soffocano l’innovazione a spese dell’esperienza utente“. È “grave” nel senso che Apple è stata accusata di dare maggiore priorità ai suoi profitti rispetto alla soddisfazione degli utenti che ogni giorno si affidano all’App Store.

Apple è anche accusata, inoltre, di svantaggiare appositamente i concorrenti e, poiché si trattava di una vicenda che è iniziata nel 2016, secondo i portavoce del noto portale di streaming musicale, l’unica soluzione era rivolgersi all’Antitrust.

Spotify denuncia Apple: come andrà a finire?

Apple, oltre a fornire applicazioni, mette a disposizione anche un sistema operativo e un marketplace proprio, e dunque, il bacino di utenza è nell’ordine dei miliardi di utenti. Apple, secondo il fondatore di Spotify, chiede a quest’ultima il 30% su ogni abbonamento e acquisto. 

Il direttore del portale streaming spiega che “Se pagassimo questa tassa, ci obbligherebbe a gonfiare artificialmente il prezzo del nostro abbonamento Premium ben al di sopra del prezzo di Apple Music. E per mantenere il nostro prezzo competitivo per i nostri clienti, non è qualcosa che possiamo fare“.

Se, invece, decidessero di non pagare, Apple appiccherebbe una serie di restrizioni e limitazioni, come ad esempio non far aggiornare l’applicazione agli utenti che usano il sistema operativo iOS. Ciò che chiede Spotify è di essere trattata alla pari di altre società che non devono versare tale tassa.

Apple, invece, sostiene di non aver violato alcuna norma. A questo punto, si dovrà vedere cosa sarà deciso. Spotify ha ribadito più volte che non è una questione diretta tra le due, ma è un problema che riguarda quasi tutte le aziende e, dunque, non c’è parità di trattamento.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Menna

Francesco Menna - Chiedere il 30% del fatturato è una tassa bella pesante. Fossi in Apple, la imposterei su cifre più basse, magari anche un 10 o 15%, e le applicherei a tutte le app che sono presenti sullo store. Uber, ad esempio, nonostante sia molto conosciuta e fatturi molto, non deve nessun centesimo ad Apple.

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